La storia del Peplum, parte 6: Italia, 1958-1964

Scritto il 6 aprile 2010 @ 12:56 da Marco Triolo in

Eccoci arrivati nel vivo della nostra storia del Peplum: oggi parliamo del genere vero e proprio, che raggiunse il massimo della popolarità nell’Italia degli anni ’50 e ’60…

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Siamo dunque arrivati nel vivo della nostra cronistoria del genere Peplum: oggi parliamo del “Peplum” propriamente inteso, quello prodotto in Italia negli anni tra il 1958 e il 1964, ovvero il periodo che va dal film Le fatiche di Ercole e l’avvento dello Spaghetti western, che pose fine al regno incontrastato di gladiatori e semidei.

Il riferimento allo Spaghetti western non è casuale: come in quel caso, anche il Peplum fu una forma di declinazione tutta italiana di un genere pre-esistente, importato dall’America. E come nel caso del Western, e del Poliziottesco che sarebbe arrivato ancora dopo, la saturazione di titoli portò infine al declino inesorabile del filone. Il già citato Le fatiche di Ercole (1958) di Pietro Francisci è considerato il capostipite del rinato filone, perché impose la figura del “forzuto protagonista” interpretato in questo caso dal mitico Steve Reeves. Subito, quella di ingaggiare un culturista – americano o italiano con nome d’arte inglese – divenne una delle principali caratteristiche del genere. Le fatiche di Ercole ottenne un ottimo successo a livello sia locale che internazionale, che l’anno successivo venne bissato con il seguito Ercole e la regina di Lidia.

Il Peplum inizialmente attirò ottime maestranze e budget considerevoli, permettendo di mettere in scena spettacoli quantomeno di buon livello. Registi come Mario Bava, Umberto Lenzi, Antonio Margheriti e Sergio Leone lasciarono la loro impronta nel filone. In particolare, quest’ultimo diresse uno dei più noti peplum: Il colosso di Rodi (1961).

Tra i culturisti che prestarono la loro fisicità (ma scarse capacità attoriali) agli eroi, ricordiamo Reg Park, Gordon Scott, Mark Forest, Brad Harris, Dan Vadis e Alan Steel (al secolo Sergio Ciani). Generalmente, vedevano l’eroe di turno conteso tra due donne: una la classica “damigella in pericolo”, l’altra una malvagia regina o despota che funzionava da femme fatale. Un po’ lo schema di Flash Gordon, ma anche del cinema noir.

Possiamo individuare quattro eroi principali, nel Peplum italiano: Ercole, Maciste, Ursus e Sansone. I più gettonati erano i primi due: di Ercole si produssero 19 film, tra gli anni ’50 e ’60, di Maciste addirittura 25. A questi, però, vanno sommati gli altri 27 prodotti negli anni ’10 e ’20, il che fa di Maciste in assoluto il protagonista più amato nella stagione dei “sandaloni”: tra i suoi film ricordiamo Maciste nella valle dei re (1960, Carlo Campogalliani), Maciste nella terra dei ciclopi (1961, Antonio Leonviola) e Maciste contro Ercole nella valle dei guai (1961, Mario Mattoli). Già dai titoli, si comprende uno dei problemi principali che affliggeva il filone, e che si sarebbe regolarmente ripresentato nei decenni e nei generi a venire: la ripetitività.

Oltre agli eroi mitologici, vale la pena di citare un’altra serie di film con protagonisti i gladiatori, tra cui vanno ricordati Spartaco (1953, Riccardo Freda), Il gladiatore di Roma (1962, Mario Costa), L’ultimo gladiatore (1964, Umberto Lenzi) e contaminazioni come Maciste il gladiatore più forte del mondo (1962, Michele Lupo).

Tra il ’60 e il ’65, venivano distribuiti circa 7-8 peplum all’anno. Tuttavia, più passavano gli anni, più la sovraesposizione creava un cortocircuito pericoloso per la sopravvivenza del filone: gli spettatori erano stanchi della solita minestra, e disertavano sempre più le sale, con la conseguenza di costringere i produttori a girare i film con budget inferiori. Meno soldi equivaleva a meno qualità e dunque meno spettatori. Gli ultimi tentativi per ravvivare una fiamma ormai tiepida videro alcuni accostamenti davvero bizzarri (l’improponibile Zorro contro Maciste di Lenzi) e tristi crossover (Ercole, Sansone, Maciste e Ursus gli invincibili di Giorgio Capitani). Quest’ultimo chiude il cerchio, diciamo così, nel 1964, che guarda caso è anche l’anno di Per un pugno di dollari. Bastarono un poncho e un sigaro per scrollare gli ultimi calcinacci dell’ormai defunto Peplum dalla memoria collettiva. Ma non era finita qui…

Nel prossimo appuntamento, parleremo del revival del genere negli anni ’80!

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