Basilicata Coast To Coast, la recensione

Scritto il 19 aprile 2010 @ 09:00 da Gabriele Niola in

Un viaggio a piedi attraverso la Basilicata che da espediente di marketing diventa esperienza di vita per 4 uomini e una donna

Basilicata Coast To Coast Poster ItaliaRegia: Rocco Papaleo
Cast: Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno, Paolo Briguglia, Rocco Papaleo, Michela Andreozzi, Claudia Potenza, Max Gazzè, Antonio Gerardi, Augusto Fornari, Gaetano Amato
Durata: 94 minuti
Anno: 2010

Si potrebbe dire che non ha ritegno Basilicata Coast To Coast nel modo in cui promuove e mostra la regione in questione, se non fosse che questo è uno dei due punti positivi del film. Rocco Papaleo non è un regista, sebbene qui questo sia il suo ruolo, e scegliere un progetto personale per l’esordio al cinema è sicuramente un’idea lucida, per questo l’eccesso di amore per la sua terra (raramente cantata al cinema) è un elemento di sincerità sentimentale che funziona anche quando sfocia nel provincialismo e nel campanilismo.

L’altro elemento che indubitabilmente gira per il verso giusto è l’umorismo. Scritto da Walter Lupo Basilicata Coast To Coast può contare su una serie di battute, situazioni e trovate comiche efficaci e a loro modo originali. Certo siamo sempre dalle parti della scuola classica dell’umorismo cinematografico italiano, quello che ironizza sull’inadeguatezza della nostra mentalità, dei nostri luoghi e del nostro mondo a stare al passo dei miti (e quindi tempi) dettati da produzioni e sistemi culturali più forti (principalmente quelli americani), da cui anche tutta l’idea centrale della trama e il titolo del film. Inoltre, come si conviene, quest’inadeguatezza di facciata in realtà suggerisce in maniera più sottile che proprio questa cialtroneria ingenua (ma romantica) sia la forza di un popolo dalle sane tradizioni. Si potrebbe argomentare che questa sia la peggiore delle visioni del mondo (o di paese) ma decisamente non è di interesse ora.

Detto di come Basilicata Coast To Coast sia un film molto divertente, tra i più divertenti dell’anno, non si può non sottolineare come sia un film assolutamente non riuscito che fatte salve le componenti elencate non azzecca più nulla, navigando nell’insipienza.
I punti deboli sono tali e tanti che è difficile non dare la colpa alla regia (che tutti li coordina). La sceneggiatura, battute a parte, è un colabrodo, la recitazione è ai minimi storici (e ne fanno le spese soprattutto quegli attori o quelle attrici, come Giovanna Mezzogiorno, che hanno sempre bisogno di un regista che li indirizzi e li manovri con cura), l’organizzazione della narrazione si fa forza della dinamica del viaggio (che giustappone momenti e situazioni diverse con la giustificazione dello spostamento) ma quando deve gestire relazioni e sentimenti crolla. Tutto questo è dimostrato dal personaggio di Max Gazzè, muto e funzionante per quasi tutto il film, ma inevitabilmente convertito alla parola nel finale con una soluzione povera e deludente.

Come al solito sembra che nel nostro cinema non ci sia comunicazione tra le diverse componenti di un film e che all’eccesso di cura di una, corrisponda la trascuratezza di altre, proprio come in un essere umano è difficile che le doti siano bilanciate mentre è più facile che si sappia fare bene solo qualcosa. Per il resto bisognerebbe affidarsi (ma affidarsi davvero) a chi ha altri doni o altre abilità.

La commedia più carina dell’anno o l’occasione mancata dell’anno? Qui le altre critiche

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3 commenti su “Basilicata Coast To Coast, la recensione”

Feed dei commenti di questo post

  • alessandro scrive:

    il film che ho visto io è bellissimo
    Quando sarò vecchio …..non parlerò del tempo, ma delle storie che mi illumineranno gli occhi…. e fra le tante anche quella del pomeriggio in cui sono andato a vedere questo film.

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  • Trovo che questa recensione sia un po’ troppo acida rispetto al prodotto cinematorafico che hai recensito.
    Anche io ho parlato di Basilicata Coast to Coast, chiaramente il mio parere è all’opposto del tuo, ma sia chiaro, sono opinioni.
    Mi stupisce che tu dica che la recitazione è un colabrodo, mentre sono d’accordo con te sulla sceenggiatura: metti 4 amici, un viaggio epico, e il muto, figura che ho visto in altri cento film e letto in altri cento libri, e hai un risultato analogo a quello del film di papaleo.
    Ma davvero, non capisco tutto il resto.

    Baci!

    Giovanna Gallo

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  • Non ho gradito tutto il resto perchè davvero non giunge da nessuna parte, cioè non riesce (ad esempio) a parlare di sentimenti quando affronta la storia di Max Gazzè o di Giovanna Mezzogiorno. Nemmeno nel dialogo in auto di Papaleo e la moglie riesce ad avere un minimo di coinvolgimento sentimentale. Di contro non fa nemmeno un discorso più alto. Cioè racconta la storia di questo viaggio come espediente comico senza riuscire a far altro.

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Commenti

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