Regia: Clint Eastwood
Cast: Matt Damon, Morgan Freeman, Scott Eastwood, Langley Kirkwood, Grant Roberts, Bonnie Henna, Patrick Mofokeng, Louis Minnaar, Marguerite Wheatley, Matt Stern, Tony Kgoroge, Chester Williams, Leleti Khumalo, Julian Lewis Jones
Durata: 133 minuti
Anno: 2010
Sembrava un soggetto perfetto per Clint. C’è l’etica di un paese in rinascita, ci sono gli sconfitti che alzano la testa, c’è la forza virile dello sport e la dolcezza reazionaria della vittoria contro tutto e contro tutti, c’è un personaggio mitico e carismatico (Mandela) e ci sono degli umili a cui guardare.
C’è anche un interprete d’eccezione (Morgan Freeman) in un ruolo da lui agognato e per il quale sembra nato, che unisce le forze con uno dei registi con cui si trova meglio.
Tutto sembrava essere al posto giusto e invece, come nello sport, non sempre 1+1 fa 2 e così da tante cose buone non esce un buon film.
Invictus, tra le molte cose, soffre forse di un eccesso di commissione. Sembra infatti che sia stato Morgan Freeman a fare pressione sull’amico regista per poter finalmente interpretare Mandela nella storia tratta dal libro “Ama il tuo nemico” di John Carlin, così si giustificherebbe un lavoro totalmente privo d’ispirazione che procede solo in virtù della rigorosa (sempre di Clint parliamo!) applicazione di schemi e dinamiche oliatissime.
La storia del Sudafrica che cerca di diventare la “nazione arcobaleno” a ridosso dell’elezione di Mandela (“Il Sudafrica è fatto ora tocca fare i sudafricani” verrebbe da dire), anche grazie all’insperata vittoria degli Springboks nel mondiale di rugby ospitato in casa, procede su diversi binari. Da un parte i giocatori e il capitano Matt Damon, l’elite bianca che entra in contatto con il carismatico presidente e scopre la maggioranza nera, dall’altra il presidente, le sue difficoltà (accennate) nella vita privata e la sua risoluta determinazione nel comprendere che lo sport in quel momento può essere più importante degli oleodotti e infine le guardie del corpo nere che devono lavorare a fianco di quelle bianche (appartenenti alla precedente amministrazione), le quali per sineddoche rappresentano tutta la popolazione sudafricana divisa tra odio per gli ex-dominatori e diffidenza verso i neo-liberati.
Purtroppo più in là di così non si va. I dialoghi sono ai minimi storici, didascalici fino allo sfinimento senza nemmeno l’alibi della chiarezza e la trama ha diversi acuti di agiografia, mentre la scansione del racconto è (incredibile a dirsi) pessima, specie per quanto riguarda la marcia trionfale degli Springboks nel mondiale. Allora anche la scena madre della visita nella prigione dove fu detenuto Mandela suona melensa, accompagnata da uno score (come spesso avviene composto da Eastwood) anch’esso poco ispirato.
A risollevare le sorti del film arrivano unicamente le scene di sport, il rugby filmato in mezzo al campo con uno sguardo tra il rispettoso e il coinvolto che impressiona (come sempre capita con i film sportivi americani) e fa anche un po’ pensare al film che sarebbe potuto essere e non è stato.
Scivolone d’autore, clamoroso buco nell’acqua oppure un film di Clint è sempre un film di Clint anche quando non riesce? Qui le altre critiche
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Molte sono le critiche negative che leggo per questa pellicola, forse perchè non potrà mai esisterne una che possa raccontare e soddisfare a pieno la vita di questo grande leader. In un solo film non potrà mai soddisfere tutti e mettere in pace la storia e ciò che è successo…ma comunque Clint ci prova con Invictus rendendolo meno noioso e pesante della realtà a tutto vantaggio della godibilità della visione. Spesso molti critici immersi nella loro grande cultura cinematografica si perdono e non apprezzano la bellezza della storia raccontata. VOTO 8/10
in realtà quello che un critico cerca di fare anche con più costanza e abnegazione di uno spettatore normale (che giustamente va al cinema portandosi dietro gusti e pregiudizi) è cercare, al di là di tutto (ideologie, contingenze, implausibilità e via dicendo), di apprezzare la bellezza di una storia raccontata. Se riesce a trovarla.
L’essenziale differenza fra un vero “critico” (non certo autoreferenziato) e un “normale spettatore” si concreta nel fatto che mentre il primo e’ prezzolato, e pertanto tenuto a fornire una controprestazione sulla base delle sue competenze, diversamente il secondo deve mettere mano al portafoglio per essere nella condizione di poter dare giudizi; la assoluta e totale imparzialita’, scevra da qualsiasi connotazione ideologica o personalistica, pare onestamente mera utopia per chiunque.
Riguardo al film nello specifico, sicuramente non sara’ il piu’ coinvolgente e intenso dell’indiscutibile regista Clint Eastwood, ma nemmeno una mera e stucchevole trasposizione del libro di Carlin.
Se un appunto si puo’ muovere, specie in raffronto ad altri film del filone sportivo americano (uno su tutti any given sunday del 1999 diretto da Oliver Stone) e’ proprio alle scene di sport, piuttosto ripetitive e poco fluide.
Nel complesso comunque il giudizio e’ indubbiamente positivo.
E’ vero che un critico fa per lavoro (e quindi pagato) una cosa per la quale lo spettatore invece paga, ma è anche vero che il critico lo fa tutti i giorni, cioè entra nella sua routine vedere e scrivere pagato. Quello che succede è che alla fine, devi si fornire una prestazione (un parere che non si può limitare a “bello” o “brutto”) ma facendolo per tutti i film rimane comunque la distinzione tra cose che ti coinvolgono di più e cose che ti coinvolgono di meno.
Io sinceramente sono rimasto leggermente deluso,come spesso mi accade quando prima di andare a vedere un film leggo l’eventuale libro da cui è tratto.Se una persona non conosce la storia che sta dietro al mondiale di rugby,non può capire il reale significato di quella vittoria.Se non conosce minimamente tutte le difficoltà che ha avuto Mandela per arrivare a quelle libere elezioni che ha vinto,non può capire a fondo il film.Logicamente non poteva fare un film lungo 6 ore,ma io sinceramente avrei per lo meno fatto un introduzione sulla storia sudafricana precedente all’elezione di Mandela a presidente.In molti avranno capito questo film come il racconto di una competizione sportiva,molti esulteranno per la vittoria degli springbooks senza capirne il motivo.
Comunque il film in sè è ben fatto,non mi è dispiaciuto affatto ma me lo sarei aspettato un pò diverso.
Matteo
Inoltre alcuni cose non hanno avuto la necessaria sottolineatura.In quanti hanno capito che l’inno cantato in finale era l’inno dei neri,quello di cui i rugbisti buttano via le parole?Secondo me non si è potuta notare nessuna differenza tra il pre-mondiale e il post-mondiale,se non nelle guardie del corpo e nel bambino.Non si è potuto constatare l’effettiva conclusione del processo di unificazione del Sudafrica.
oggi io e la mia classe siamo andati a vedere al cinema invictus un trepitoso ,moto significativo e mi ha fatto anche appassionare al regby .èstato bellissimo
ouuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu strepitosoooooooooooo èstato un film bellissimo .cmq vorrei fare un annuncio su internet : Marica Laterza di gioia del colle (ba) tiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii ammmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmooooooooooooo
ecco ora lo sa tutto internet
e stato un film molto bello io e classe mia l’abiamo visto sulla lavagna e mia piaciuto moltooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo