Alice in Wonderland: non è semplice essere verde!

Scritto il 3 marzo 2010 @ 13:00 da Filippo Magnifico in

Il nostro percorso all’interno di Alice in Wonderland ci porta oggi a scoprire l’anima del fim, il cui colore predominante è ovviamente il verde!..

Il nostro percorso all’interno di Alice in Wonderland ci porta oggi a scoprire l’anima del fim, il cui colore predominante è ovviamente il verde!

L’ambiente quasi interamente virtuale del film ha costretto l’intero cast a recitare di fronte al green screen, un compito veramente impegnativo. “E’ dura, perché non puoi attingere a quello che trovi nell’ambiente“, rivela Mia Wasikowska, che incarna Alice. “Devi immaginare cosa significherebbe stare in quello spazio“.
Da bambino, mi hanno detto che avevo una grande immaginazione“, ricorda Matt Lucas, che interpreta i gemelli Pinco Panco e Panco Pinco. “Implicitamente, significava una cosa negativa, ma in realtà mi ha aiutato in questo lavoro, in cui devi immaginarti tutto“.
Oltre ai set virtuali, diversi personaggi sono stati completamente creati con il digitale in postproduzione, tra cui il Bianconiglio, il Topolino, il Jabberwocky, il Leprotto bisestile e il Dodo.
Durante le riprese, queste creazioni digitali venivano rappresentate nell’inquadratura da una sagoma del personaggio o da una persona vestita di verde. “Ho dovuto recitare con tanta gente verde“, rivela Helena Bonham Carter, che incarnava la Regina Rossa. “Sono gli eroi sconosciuti, tutti gli attori che non verranno visti o sentiti, perché noi avevamo una legione di interpreti vestiti di verde che leggevano la parte degli altri personaggi. E sono stati magnifici, non ce l’avremmo fatta senza di loro“.
Alice In Wonderland Regina di Cuori Progression Still 01
Lei, così come Johnny Depp e il resto del cast, hanno dovuto spesso sfruttare l’immaginazione per recitare di fronte a oggetti inanimati, come delle palle da tennis o un nastro. “Sono abituata a recitare con il nastro“, sostiene Depp. “Mettete un nastro e state tranquilli, per me non è un problema. Tutto il film, l’intero processo, è stato così in un certo senso. E’ un enorme stanza verde con alcuni oggetti di scena all’interno. E visto che Alice cambiava spesso dimensioni, magari stava sopra a qualche scaffale o dovevi guardare un pezzo di nastro, perché era alta 15 centimetri. Non ho problemi con queste cose, mi piacciono le difficoltà“.
Questi cambiamenti di dimensioni e misure tra i personaggi rappresentavano una sfida costante per la produzione, soprattutto per Ken Ralston, supervisore agli effetti visivi del film. “Alice viene mostrata raramente nelle sue dimensioni normali“, afferma il professionista. “Lei è quindici centimetri, sessanta centimetri o quasi due metri e mezzo, e tutti gli altri personaggi devono rispettare queste proporzioni“.
Ogni volta che ci sono delle differenze di dimensioni tra due personaggi che recitano sullo schermo le cose diventano molto più complicate“, sostiene lo scenografo Rob Stromberg. “Una cosa semplice come mettere un cucchiaio nella bocca di un personaggio diventa complicatissimo, se uno di essi misura quattro metri e mezzo. Ci vuole una grande preparazione preliminare, tanta precisione sul set e dei trucchi con gli effetti visivi. Ma il risultato finale è qualcosa che non si vede tutti i giorni“.
Alice in Wonderland progression capture 08
Tradizionalmente, in molti film di effetti, ti verrebbe da dire “giriamo la scena col Cappellaio, lo facciamo uscire e passiamo ad Alice“, rivela Ralston. “Talvolta, abbiamo dovuto fare così. In altre occasioni, quando c’è una notevole interazione tra i personaggi o una scena decisamente emotiva, cercavo di riuscirci in un’unica soluzione“.
Se qualcuno mi chiedesse come abbiamo realizzato il film“, afferma il direttore della fotografia Dariusz Wolski, “gli risponderei, ‘quale inquadratura di preciso?’“.
Una volta terminato il lavoro sul green screen, Tim Burton e il suo montatore Chris Lebenzon hanno messo assieme un montaggio provvisorio della pellicola, che è stato passato a Ralston e alla sua squadra della Sony Imageworks, in modo da iniziare il lungo processo di creazione dell’universo digitale di Sottomondo e dei suoi personaggi animati, circa 2.500 inquadrature dotate di effetti visivi.
Tim ci forniva delle indicazioni per ogni sequenza e avevamo delle grandi discussioni sui personaggi e la luce“, sostiene Ralston. “Bisognava affrontare tutte le possibilità, perché non c’era quasi nulla di concreto come base per le interpretazioni. E’ un processo lento, in cui inseriamo i nostri personaggi animati nelle scene mentre facciamo il compositing dei nostri protagonisti live action, facendo funzionare le luci, in modo che tutto si fonda senza problemi. Ci vogliono tante persone e alla Sony ce n’erano centinaia. Infine, dovevamo anche aggiungere il 3D“.
Alice in Wonderland Progression Capture Alice 1
Alice in Wonderland, che arriverà nelle nostre sale a partire dal 3 marzo, parla del ritorno di Alice, ormai adulta, nel mondo incantato visitato da bambina. Qui ritroverà tutti i suoi vecchi amici: il Bianconiglio, Pinco Panco e Panco Pinco, il Brucaliffo, lo Stregatto e ovviamente il Cappellaio Matto. Un viaggio che la porterà al cospetto della Regina Bianca, che le insegnerà il significato del vero amore, e che la farà nuovamente scontrare con la temibile Regina Rossa.

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9 commenti su “Alice in Wonderland: non è semplice essere verde!”

Feed dei commenti di questo post

  • Dorothy scrive:

    ciao!!!!!!! mi kiamo dorothy e sn una grande fan del duo Depp-Burton. Venerdì andrò al cinema a gustarmi questa meraviglia………. cmq servizio stupendo, complimenti!! non ci posso credere che Johnny Depp (e tutti gli altri attori) abbiano girato qst film in una maniera impossibile!!!!! MOTIVO IN PIù PER VEDERLO!!!!!!!!!!! CIAOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

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  • Gabriele scrive:

    non sopporto più questo film, ne le notizie che lo circondano allettando i lettori al cinema. Ci sono stato trascinato ed ho confermato i miei sospetti: Burton che dirige sotto Disney, alice… ma come fa a venir fuori qualcosa di decente?

    Comunque, a parte la banalità del film e la non eccezionalità di niente al suo interno, gli articoli sul green screen, non stupiscono più da quando ci si fanno anche le previsioni del tempo…

    e c’è chi dice: non capisco cosa ci sia di tanto nuovo in Avatar… te credo, se ci vendono come stupefacente un fondo verde

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  • Brad.dd scrive:

    Ciao Gabriele,
    davvero pensi che le innovazioni di Avatar, nelle tecniche di ripresa, post-produzione e via dicendo siano “un fondo verde”? Posso capire le critiche alla storia, non quelle al lavoro che è stato fatto per integrare effetti speciali, riprese dal vivo, recitazione. Ripeto, può piacere o non piacere il risultato finale, ma se non vedi le differenze forse guardi un po’ troppe previsioni del tempo.

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  • Si, infatti, qui stiamo parlando di attori che recitano su scene sterili, che apparentemente non dovrebbero esere in grado di fornire stimoli utili all’immedesimazione. Che il film piaccia o meno è una questione personale, ma non credo sia il caso di ritenere semplice una simile lavorazione, soprattutto per gli attori conivolti e per i registi che devono essere in grado di pianificare ogni ripresa in base ad un risultato finale che vedranno solo in post produzione…

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  • Gabriele scrive:

    No, io criticavo il sensazionalismo dei fondi verdi, non Avatar. Mi chiedevo appunto: come si fa a dire che in Avatar non ci sono innovazioni? Forse perchè per chiacchierare di Alice, si rieleva a sensazionale un fondo verde?

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  • Gabriele scrive:

    Scusate se posto ancora, ma io un articolo del genere l’avrei trovato interessante ai tempi di Roger Rabbit, oggi invece mi racconta solo che la Disney c’ha nsacco de soldi da spendere in pubblicità

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  • stelucky scrive:

    Non mi sembra che si faccia del sensazionalismo… si parla solo di quanto sia più difficile per attori, scenografi e tecnici lavorare in modo “virtuale”, senza punti di riferimento reali,e poi aggiungere “sopra” tutto il resto…
    Non è che venga spacciata come tecnica innovativa o invenzione del secolo, gli schermi verdi ci sono da anni e lo sanno tutti… sono solo dei commenti sul duro lavoro fatto per realizzare questo film (il che non significa che ci sia qualcosa di eccezionale, tutti i film presuppongono un lavoro duro…)

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  • Gabriele scrive:

    Ripeto: mi poteva interessare ai tempi di Roger Rabbit, quando era una novità dover recitare verso il nulla e quando disegnare ed integrare un personaggio virtuale richiedeva un lavoro frame by frame.
    Ma diciamo anche che io non sto criticando questo articolo, ma la massa di articoli dedicati immeritatamente a questo film. In questo caso è evidente la mancanza di merito, perchè si parla di una tecnica che conosciamo a memoria e di cui abbiamo smesso di stupirci troppo tempo fa.
    Questo alice è vuoto, senza idee ed il numero incalcolabile di notizie diffuse nel periodo di promozione rispecchiano quest’apnea gettando nel mucchio parole attraenti: 3d, Depp, Burton, Alice, effetti speciali, green screen… la “magia” del mondo disney!
    Scusate lo sfogo, ma il mio rss reader è pieno di siti e blog di cinema ed ormai non so più quante centinaia di news ho visto comparire su questo film… un numero nauseante.

    A parte questo, sono completamente d’accordo che sia giusto parlare di chi si ammazza di lavoro per restituire un prodotto come questo o come avatar o come altri film che fanno uso consistente di effetti speciale e cioè di tanto e tanto sudore di persone pagate poco e senza riconoscimento, menzionate nei titoli di coda dopo il catering e l’assistente alle caccole del secondo aiuto alla regia della terza unità (vedi la lettera aperta a James Cameron)!
    Gli effetti di Alice sono tecnicamente ben fatti, ma la mancanza di idee li rendono comuni scenografie e personaggi che cantano da soli senza unirsi all’effetto corale del film.
    Preferisco, quindi, leggere di gente che si è spaccata la schiena partecipando ad un film fortunato che oltre alla tecnica ha potuto avvalersi anche di buone idee per poterla sfruttarla a pieno.
    Come per molte altre cose nel cinema: gli effetti speciali sono un modo per raggiungere uno scopo, ma quello che conta alla fine non è che sia girato o sia un’effetto, ma che l’obiettivo venga raggiunto eccitando lo spettatore. Sono molto contento che oggi con le varie tecniche di effetti e la giusta quantità di soldi “tutto” sia possibile. Per questo rimango profondamente deluso quando questa potenza di fuoco è fine a se stessa.

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  • Brad.dd scrive:

    Ciao Gabriele,
    in quest’ottica dici una cosa buona e giusta. Disney ha condotto per questo film una campagna senza precedenti. Non credo che, come dicono molti, si tratti di un investimento pazzesco, cioè non è così poi eccezionale rispetto ad altri film di pari livello, ma la campagna è stata articolata online in modo ottimale e del film, effettivamente, si è sentito parlare molto. Questi sono anni molto interessanti, in cui le Major, come molte altre aziende, stanno cercando i imparare a comunicare con i nuovi, ora anche social, media e il problema dei social media è che sono un gran vociare, come in uno stadio senza alcun spettacolo da vedere. E’ difficile emergere in questo rumore di fondo e si può innegabilmente dire che Disney ci sia riuscita, complice un film che ha tutti gli elementi per attirare l’attenzione… Può essere che questo, per un appassionato di cinema che segue molti siti blog, sia “troppo”, magari è solo appena sufficiente per un lettore normale. Oggi come oggi non so dirtelo, ma per chi fa il nostro mestiere ti posso assicurare che un feedback come il tuo è importantissimo! Grazie, hai mica visto che tempo farà nei prossimi giorni? ;)

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Commenti

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