Wolfman, la recensione in anteprima

Scritto il 15 febbraio 2010 @ 12:59 da Gabriele Niola in

Retro ma senza gusto il nuovo Uomo Lupo ha poco di nuovo sembra più una rivisitazione banale dei miti ottocenteschi. Neanche Benicio Del Toro riesce a salvarlo

Wolfman Poster ItaliaRegia: Joe Johnston
Cast: Benicio Del Toro, Anthony Hopkins, Emily Blunt, Hugo Wallace Weaving, Geraldine Chaplin, Art Malik, Elizabeth Croft, David Sterne
Durata: 125 minuti
Anno: 2010

Che Wolfman non sarebbe stato un gran film gli appassionati avevano cominciato ad intuirlo dalle prime notizie sulle lungaggini produttive. Sembra che solo la tenacia di Benicio Del Toro abbia fatto arrivare il film nelle sale e ora che è possibile vederlo ci si chiede se tanta fatica sia valsa a qualcosa.
Nonostante infatti il consueto spostamento di mezzi, fondi e competenze Wolfman è un film che risente di molte scelte dubbie o eccessivamente difficili a partire proprio dal suo attore protagonista.

Nonostante un volto animalesco anche senza trucco Benicio Del Toro ha un corpo da antieroe, non tanto nel senso di antagonista, quanto in quello di uomo inadatto al ruolo del protagonista d’azione. Si percepisce un certo disagio nel vederlo vestire i panni del personaggio positivamente avventuroso come da tradizione hollywoodiana, anche perchè la trama si rifà smaccatamente all’originale del ’41, e questo risulta in una molteplicità di momenti in cui il corpo tradizionalmente “sfasciato” di Del Toro appare fuori luogo.

Oltre a questo il film soffre di una forte mancanza di idee originali. La trama è sempre quella, le svolte paiono tutte altamente prevedibili e anche la messa in scena guarda eccessivamente a modelli illustri di gotico come Tim Burton (non solo le scenegrafie ma anche i movimenti rapidi attraverso i luoghi realizzati con la stessa tecnica digitale di Sweeney Todd o il momento romanticamente topico sugellato da un “Abbracciami” a cui mancano solo le mani di forbice).
Ma volendo anche sorvolare sui debiti o sui modelli cui si appoggia Joe Johnston, lo stesso non può non sfuggire come la sua idea di gotico e di suspense (le due componenti che dovrebbero reggere il film) sia poverissima. A questo punto tutto il resto (il conflitto paterno, l’amore impossibile…) perde di credibilità ed interesse riducendo il film ad un susseguirsi dei soliti colpi improvvisi enfatizzati dal sonoro e trucchi nemmeno troppo esaltanti (difficile in più momenti non pensare a Voglia di vincere).

Interessante comunque come il mito dell’uomo lupo moderno pur affondando in tempi antichi (l’originale del 1941 era ambientato nella contemporaneità) tralasci tutte quelle implicazioni religiose che erano il succo dei mostri classici. Non solo i vampiri hanno ormai perso qualsiasi connotato demoniaco a favore di una zombizzazione ma anche l’uomo lupo ora non è più un maledetto bensì un contagiato. Tutta la mostruosità sembra ridursi alla dinamica medica del contagio, malattie che si propagano e che sembrano avere spiegazioni scientifiche anche quando (come in questo caso) esse non vengono fornite.

E’ questo l’uomo lupo moderno oppure si tratta di una rivisitazione imperfetta del mito originale? C’è spazio per questo tipo di paura nel mondo moderno? Qui le altre critiche

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9 commenti su “Wolfman, la recensione in anteprima”

Feed dei commenti di questo post

  • andrea scrive:

    se si vuole rivisitare un mito, la critica ti é sempre contro

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  • secondo me l’uomo lupo del ’41 era un film bruttissimo. Sono altri i film mitici sulla licantropia.
    Ad ogni modo credo che gli appassionati del genere gli daranno molto più addosso di qualsiasi critico possa mai fare…

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  • fra scrive:

    e’ chiaro che la critica gli va contro cmq benicio del toro nella parte ci sta benissimo
    il film non deve essere male.Mai ascoltare la critic

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  • non è che uno va contro il film per principio. Per quanto Benicio del toro possa essere azzeccato (e lo è solo per certi versi) poi il film vive anche di altro, non di attori e basta.
    Ad ognuno il suo giudizio, e come ho detto credo che gli appassionati lo massacreranno molto più della critica, ma qui nessuno giudica per partito preso.

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  • Olivia scrive:

    Mi ha molto deluso mi aspettavo qualcosa di più. La sceneggiatura è davvero scarsa ed anche la “trasformazione” in lupo mannaro non è niente di spettacolare .Benicio non basta a salvare il film.

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  • Brad.dd scrive:

    Scarsa? Perché dici che è scarsa la sceneggiatura? Io non so cosa vi aspettavate da un film sull’uomo lupo, io ho avuto esattamente quello che mi aspettavo…

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  • Marco Triolo scrive:

    A me onestamente è piaciuto. Sì, chiaro, non è un capolavoro e ovviamente viene da chiedersi cosa ne avrebbe tirato fuori Romanek se non se ne fosse andato. Ma ha una bella atmosfera, una regia solida e Del Toro è perfetto. E poi c’è tanto, tanto gore, che non guasta mai. Insomma, un horror per adulti, in epoca di Twilight e company.

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  • Tutto quello che dici l’ho trovato anche io. Però mi sembra che alla fine il film scorra via impalpabile come appunto una sequenza di gore e horror alla buona (quello degli spaventi dati dagli acuti dello score) senza guizzi.

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  • stelucky scrive:

    Anche a me è piaciuto… sono d’accordo con Brad.dd, è esattamente quello che mi aspettavo: un film non originale (è un remake, in questo caso penso abbastanza fedele) e con una trama lineare, quasi banale (sempre a causa del fatto che l’originale è del 41, c’era proprio un altro modo di fare cinema), comunque onesto e con una regia più moderna che lo valorizza…
    Sicuramente non è una pietra miliare, e se avessi potuto scegliere anche io avrei voluto vedere approfondita la psicologia di qualche personaggio, ma è senz’altro un buon film….

    Benicio del Toro, invece, è sembrato anche a me fuori luogo… fin dall’inizio ha quell’aria da “attore” tra il triste e il sognatore, quell’espressione fissa con lo sguardo perso nel vuoto… sia quando è felice che quando soffre, quando ha paura e quando sta per morire…

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Commenti

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