Nine, la recensione in anteprima

Scritto il 14 gennaio 2010 @ 17:42 da Gabriele Niola in

Dal musical che era liberamente ispirato ad 8 e mezzo di Fellini arriva un musical cinematografico diretto da Rob Marshall, se non lo andate a vedere nessuno ce l’avrà con voi

Nine Poster ItaliaRegia: Rob Marshall
Cast: Kate Hudson, Daniel Michael Day-Lewis, Penélope Cruz, Judith “Judi” Olivia Dench, Marion Cotillard, Nicole Kidman, Sophia Loren, Stacy Ferguson
Anno: 2009

Non è il fatto che sia 8 e mezzo messo in musical, nè il fatto che hanno fatto una cosa all’americana che vede l’Italia come una cartolina che ritrae una cartolina di una fontana nè infine il fatto che abbiano appiattito i temi del film originale. Tutte queste cose onestamente erano prevedibili e io in una versione scanzonata, semplificata piena di frizzi e lazzi da musical di 8 e mezzo ad un certo punto ci avevo anche creduto. Avevo creduto cioè che potesse paradossalmente venire bene. Solo ora mi rendo conto di quanto fossi folle.

Nine è un film noiosissimo con dei numeri musicali abusati, monotoni e uguali a se stessi e a tutto quello che il musical fa quando non ha idee. Non fosse per Daniel Day-Lewis che distribuisce carisma a piene mani, che inventa posture, che affascina con sguardi movimenti e idee da attore per il resto sarebbe davvero il vuoto. Un vuoto pneumatico certo, riempito dalle solite impalcature da musical, dai costumi con calze, cilindro e cappello e infine con ballerini di seconda fila che sembrano generati al computer (Ctrl+C, Ctrl+V, Ctrl+C, Ctrl+V, Ctrl+C, Ctrl+V, Ctrl+C, Ctrl+V…).

Marshall non si ispira direttamente al film di Fellini ma al musical che vi era liberamente ispirato e dal quale Fellini stesso aveva preso le distanze impedendogli di usare il titolo originale (da cui Nine), la cosa doveva mettermi sul chi-va-là. La storia tuttavia è la medesima solo che il viaggio tra ricordi, fantasie, speranze, sogni deliranti, paure ataviche e in ultima analisi realtà (la più terribile delle dimensioni possibili) non ha nulla dell’incedere quasi casuale e giustapposto dell’originale (“Il Ben-Hur del cinema d’avanguardia” lo definì Morando Morandini) ma un preciso obiettivo al limite del pedagogico sull’importanza dell’accettare il bambino dentro di sè. per diventare un adulto equilibrato Una morale introdotta aumentando il personaggio di Guido bambino e introducendo la figura della mamma (“Una mamma! Geniale! Tutti gli italiani amano la mamma!“) interpretata da Sophia Loren con sprezzo della decenza.

Parentesi involontariamente ilari per Valerio Mastandrea portiere d’albergo totalmente fuori parte che mentre parla sembra chiedersi perchè si esprima in una lingua non sua, per Martina Stella attricetta imbarazzata e soprattutto per Nicole Kidman in un ruolo a metà tra Claudia Cardinale dell’originale, Anita Ekberg di La Dolce Vita e il golem di Metropolis.

Siamo oltre la decenza oppure strettamente dentro i suoi confini? Qui le altre critiche

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