Valentino: L’Ultimo Imperatore, la recensione in anteprima

Pubblicato il 18 novembre 2009 di Gabriele Niola

Valentino Ultimo Imperatore Poster ItaliaRegia: Matt Tyrnauer
Cast: Valentino Garavani, Giancarlo Giammetti, Jeannie Becker, Alessandra Facchinetti, Tom Ford, Karl Lagerfeld, Matteo Marzotto, Gwyneth Paltrow, Claudia Schiffer, Donatella Versace
Anno: 2008

Non è chiaro se sia capitato per felice scelta, per caso o grazie ad un’accurata pianificazione ma fatto è che il documentario sugli ultimi due anni dell’impero Valentino (quelli prima del ritiro dalle scene dell’omonimo stilista) è un piccolo gioiello che ci consente di scorgere il finzionale nel reale, il retorico nel prosaico. Sembra difficile immaginarlo ma forse davvero Matt Tyrnauer, giornalista di Variety e regista per l’occasione, aveva in mente di raggiungere questo scopo.

Come nei migliori film di finzione e nelle più grandi storie inventate infatti le persone diventano personaggi quasi subito, l’ambiente in cui agiscono è irrealmente paradossale e metaforico e la spalla a sorpresa ruba la scena al protagonista con una grande performance.
E’ Giancarlo Giammetti infatti il vero protagonista di Valentino: L’Ultimo Imperatore, tanto che lo stilista stesso ad un certo punto sembra accorgersene in una piazzata nella quale si lamenta di non essere il centro assoluto delle riprese. Per chi (come me prima di vedere il film) non sapesse di chi si parla, Giammetti è il socio di Valentino da quasi 50 anni, ha sempre curato la parte amministrativa dell’impero e per un periodo ha fatto coppia con lui.

Tyrnauer non appartiene all’ambiente della moda e si vede, la guarda con lo sguardo incuriosito a tratti scandalizzato e spesso divertito dell’uomo comune di fronte ad un mondo così sfarzoso e colmo di grotteschi particolari (specie quelli che circondano l’opulento stile di vita di Valentino Garavani), questo genera un curioso cortocircuito tra realtà e finzione. Il documentario non mente mai ma riprende le persone come fossero personaggi. Valentino e Giammetti battibeccano scambiandosi battute che sembrano scritte per come sono originali e recitate per quanto sono divertenti, come in una trama ben oliata il progressivo avvicinarsi al ritiro di Valentino si fa sempre più incalzante a mano a mano che si scopre come il passaggio di proprietà (a favore della famiglia Marzotto) abbia lasciato scontenti i due e infine il contorno di personaggi famosi, amici, stilisti, maggiordomi, sarte e cani è degno dei migliori allestimenti teatrali.

Il mondo di Valentino nelle immagini di Tyrnauer somiglia alle commedie italiane degli anni ’50 per come raffinati uomini di moda come lo stilista protagonista si affidino ad esilaranti collaboratrici e sarte dall’accento (e dall’umorismo) romanesco che gli fanno da spalla comica, ma ricorda in certi momenti anche il miglior screwball, diventa un melodramma quando lo spettatore comincia ad intuire la straordinaria dedizione di Giammetti verso Valentino ricambiata da qualche lacrima e alcuni abbracci e infine pare un film di Visconti quando dipinge lo stile di vita ottocentesco dello stilista.

Valentino ha odiato questo film fino a che non ha cominciato a ricevere premi e ad essere apprezzato in tutto il mondo. Ora ne è il principale sponsor.

Ci voleva uno straniero per fare quasto film? E perchè l’Italia è l’ultimo paese in cui arriva dopo aver raccolto applausi in tutto il mondo per due anni? Qui le altre critiche.

Tag: