Tetro – Segreti di famiglia, recensione dal Torino Film Festival

Scritto il 19 novembre 2009 @ 12:00 da Gabriele Farina in 2009, Festival & Co., Focus, Recensioni, Torino Film Festival

Si comincia con una standing ovation ed un applauso che dura diversi minuti. Entrambi indirizzati a Francis Ford Coppola, in sala per ricevere il Premio Gran Torino, assegnato alla sua casa di produzione, l’American Zoetrope.
In realtà avevamo cominciato ben prima visto che il sottoscritto si è sorbito più di due ore di coda per essere certo di essere presente alla serata.

Poi il buon Francis ci racconta qualcosa su Segreti di famiglia (in uscita domani in Italia).
Ci racconta di come la sua carriera abbia viaggiato al contrario, partendo dalle grandi produzioni delle Major e dandogli la possibilità di realizzare quelli che lui chiama film personali solo ora che può sganciarsi dalle produzioni hollywoodiane di grido.

tetro

E questo Segreti di famiglia (Tetro il titolo originale  – e prima o poi qualcuno mi spiegherà che necessità ci sia di cambiare alcuni titoli) è una vicenda fortemente personale, la storia di una famiglia e della disgregazione della stessa.
Benjamin Tetrocini sbarca in Argentina con la nave su cui è cameriere e ne approfitta per andare a trovare suo fratello maggiore, Angelo.
Questi una decina di anni prima aveva abbandonato la famiglia recidendo ogni contatto e cambiando addirittura nome: ora si fa chiamare Tetro.
Naturalmente Tetro non prende bene l’arrivo del fratello minore e lo accoglie solo perchè glielo chiede la fidanzata Miranda (una splendida Maribel Verdú).
Poi le cose migliorano ma capita che Bennie scopra una valigia con un sacco di scritti di Tetro. C’è dentro tutta la storia della sua famiglia, i rapporti tesi col padre (grandissimo e onnipotente direttore d’orchestra) e l’inizio della storia oscura che ha portato Tetro a fuggire… manca solo il finale dell’opera, vale a dire il vero motivo della fuga.

I rapporti si fanno tesi, Bennie riprende la storia di Tetro e gli da una conclusione, pensando in questo modo di salvare il fratello dalla perdizione. Ma il segreto nascosto è più grande della capacità di assorbimento del ragazzo.

Coppola ci regala un dramma forte, oscuro, ricco di mistero e ci svela passo dopo passo la verità.
E ce lo regala in uno splendente bianco e nero, condito da musiche estremamente intime.
Alcune inquadrature sono dei veri e propri dipinti, dei quadri, delle fotografie che ben figurerebbero in qualunque mostra. Evidente l’attenzione che l’autore ha posto nello scegliere i particolari presenti nell’immagine, le strade, la condivisione tra corpi, ambienti ed oggetti.
(A proposito… ricordatemi di prendere un paio di stampe per il salotto).

Ma questo intimo bianco e nero viene squarciato da alcuni flashback fortemente colorati. Sono i momenti in cui Tetro ricorda il passato. L’incidente in cui è morta la madre, gli incontri/scontri con il padre, il colore è il modo in cui l’autore ci centellina il segreto nascosto dietro la vicenda. E lo fa creando una tensione vermanete notevole, c’è passione nell’attesa della verità.

Verità che viene fuori man mano che Bennie legge gli scritti di Tetro, vero centro della vicenda.
La scrittura dovrebbe essere per Tetro il modo per liberarsi dai fantasmi del passato, ma non raggiunge l’obiettivo perchè non racconta il finale e il suo lavoro finisce in una valigia.
Poi sembra che di nuovo la scrittura sia salvifica quando Bennie riprende in mano il lavoro e prova a metter lui il punto alla storia. Ma è di nuovo un fallimento perchè il finale reale è diverso (e molto più drammatico) di quello inventato dal ragazzo.
Ed a questo proposito è molto ad effetto il pre-finale del film, momento in cui Tetro racconta il famoso segreto proprio mentre sul palco si stanno svolgendo le stesse scene raccontate dal dramma inscenato da Bennie.
Ma se proprio devo trovare qualcosa di non buono in questo film diciamo che la rivelazione non sconvolge perchè lo spettatore ci arriva con buon anticipo sulla storia (ma del resto non è un thriller).

Mi prendo ancora qualche riga per segnalarvi l’interpretazione di Vincent Gallo, eccezionale nell’esprimere una rabbia covata per anni e dalla quale il personaggio è incapace di liberarsi.
Sembra nato incazzato, quello sguardo che è tetro non solo nel nome, uno sguardo che taglia, che colpisce, che ti fa sentire colpevole.
Ed a questo punto complimenti anche a Alden Ehrenreich (Bennie) che riesce ad assumere quello stesso sguardo nel momento in cui il suo personaggio prende consapevolezza della verità e gli risulta insostenibile.

Chiudo il cerchio tornando a Francis Ford Coppola, così come lui chiude il cerchio di Tetro mostrando una scena finale con Benjamin bloccato in mezzo alla strada incapace di staccare gli occhi dai fari delle macchine che gli vanno incontro, dopo averlo aperto con una falena che cozza continuamente contro una lampadina, incapace di staccarsi dalla luce.
Geniale, poetico, intimo e personale Francis.

soloparolesparse

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8 commenti su “Tetro – Segreti di famiglia, recensione dal Torino Film Festival”

Feed dei commenti di questo post

  • giorgio righi riva scrive:

    Film scadente,vuoti di regia, sceneggiatura mediocre per non dire di peggio, eccessivamente sovrastutturato, con qualche manierismo , e alcuni accenti surreali felliniani, un po’ di eros, molta morte e nel primo tempo una commedia noiosa da teatro, il presentare spezzoni di film a colori a interrompere il bianco e nero e’ operazione di plagio del grande burton….
    Please!

  • paolo scrive:

    L’unico commento insindacabile di Giorgio Righi è: film scadente- Molto tranciante ma insindacabile. Poi, invece:
    1- vuoti di regia: spiegare prego, se si ha una qualche nozione di regia
    2- sceneggiatura mediocre: giustificare, perché il peggio di mediocre va sostenuto e non solo enunciato
    3- sovrastruttura: frase antica, da cineforum anni ’60, che non vuol dire niente, a meno di spiegare
    4- manierismo: rifarsi ai classici infrangendo le regole: che c’é di negativo?
    5- Adagio con Fellini: qui si tratta solo di ripresa della “letteratura fantastica ” base culturale dell’Argentina
    6- Eros: ??? fortunato Giorgio Righi
    7- La morte invece non ci circonda
    8- Commedia, teatro, noia: una personale equazione mai risolta?
    9- il colore è speculare al b&n e lo specchio è il fondamento del film. Forse.
    10- Please, Giorgio: un po’ di dubbio non fa male a nessuno.

  • ahahhahahahahahah
    Coppola che plagia Burton??
    ahahahhahahahahahahah

  • giorgio righi riva scrive:

    A proposito di tim burton. Il film si apre con una farfalla, che cerca misteriosamente la luce e sbatte contro la lampadina.Burton chiude il suo capolavoro che e’ la sposa cadavere, con la ragazza che si dissolve in mille farfalle che vanno verso la luna(luce).
    E’ la luce la chiave del film, la farfalla appunto,le luci sfuocate all’inizio,Tetro che e’ direttore e tecnico delle luci nel teatrino che ha il sapore della Berlino avant gard,una parodia erotic-fetish(mervigliosa la ragazza bionda coni cerottini neri nelle parti hot) del faust con la drag queen, checca ,nel ruolo del diavolo.Sono le luci riflesse dei raggi del sole sui ghiacciai mitici della patagonia, e ancora si chiude il film con il fratello che cammina nel traffico attratto dalle luci delle macchine.La metafora della luce come simbolo della vita, della conoscenza, del bene, dell’amore, circondati dal buio.
    Mi viene in mente l’ultima mostra a new york di marc queen: ingrandisce l’iride umano piu’ di mille volte,il risultato e’ una similitudine con le immagini delle stelle ingrandite.Siamo figli della luce: (We share our chemistry with the stars)

  • Irma scrive:

    Quando Angelo- Tetro dice , alla fine del film, al ragazzo Bennie :”Non guardare, non puoi guardare la luce” ( non ricordo le parole precise), ho pensato che la luce, il susseguirsi di luci nel corso del film fosse la metafora di ciò che “acceca”.Non tanto, quindi, il simbolo della conoscenza circondata dal buio ( anche questo, s’intende, è possibile) ma delle luci del successo, della fama, della scena teatrale e artistica in generale. E’ la luce che ha diviso i due fratelli Tetrocini ( il direttore d’orchestra , il “genio” e il fratello frustrato) e che ha abbagliato, come accade alla falena, la giovane Noemi, la ragazza di Angelo, quando ha subito il fascino del maestro. E’ a questo tipo di luce che Tetro si è voluto sottrarre, rifiutandosi di terminare il racconto e , a racconto concluso da Bennie, di accettare il pubblico riconoscimento, il successo. Così potrebbe esserci un doppio valore della luce: quella che rischiara, riportando alla luce la verità e sciogliendo il groviglio degli affetti, e quella che invece confonde e separa, facendo prevalere l’egoismo e i falsi attaccamenti.

  • Charlie scrive:

    Fortuna che ho letto questa “recensione” solo dopo aver visto il film!
    Ma perche’ vi ostinate a scrivere tutti i dettagli sulla storia! Perche’ togliete a chi vuol vedersi il film il piacere di scoprire cio’ che accade, vivere le emozioni che un film come questo ti puo’ dare. Rovinate tutto!

  • domenico scrive:

    Abbiamo visto Segreti di famiglia diretto da Francis Ford Coppola.
    Coppola ha compiuto quest’anno settanta anni, ma resta in tutti i sensi un regista “giovane”. Quale grande regista americano e non si sarebbe infilato in una produzione dai disagi continui, con rinvii ripetuti, blocchi della produzione. Le riprese sono iniziate il 31 marzo 2008 con un budget ‘basso’ da produzione indipendente, a La Boca di Buenos Aires e in altre parti della capitale. Poi in Patagonia e infine a Ciudad de la Luz studios di Alicante in Spagna. Durante le riprese in Argentina la produzione è stata bloccata a causa dei membri del sindacato del lavoro. In questo, e non solo in questo, ricorda in parte Orson Welles. Insomma quest’esperienza di Coppola sarebbe già un film nel film come ci ha già abituati (leggete il libro della moglie sull’esperienza di Apocalypse Now).
    Girato con un bianco e nero suggestivo e bugiardo, raffinatissimo nelle scelte delle inquadrature autorali e mai convenzionali, con un cast perfetto, il film racconta dapprima in chiave di commedia drammatica e nella parte finale nel più classico dei melodrammi (narrativamente ricorda i film di Nicolas Rey, Douglas Sirk degli anni Cinquanta) di Benjamin, che non ha ancora compiuto diciotto anni e già lavora su una nave come cameriere. Va a cercare a Buenos Aires dopo anni il fratello Angelo (che tutti conoscono nel quartiere come Tetro dall’abbreviazione del cognome). Tetro è un giovane scrittore ‘maledetto’ a cui tutti riconoscono talento e che tuttavia non ha ancora pubblicato nulla perché non vuole; è un uomo dal carattere difficile che ha una donna che lo ama e degli amici che gli vogliono bene. Tetro ha rotto da molti anni i ponti con la famiglia e in particolare con il padre Carlo (musicista di fama mondiale) e ora vive con Miranda facendo il tecnico delle luci in un teatrino del quartiere del Boca e scrive testi che non piacciono ad Alone, la potente critica letteraria del Paese. L’incontro tra i due fratelli è da subito conflittuale, Tetro non vuole più avere rapporti con la sua famiglia e anche col fratello nonostante che a lui quando era fuggito dalla casa paterna, aveva lasciato una lettera in cui prometteva di tornare per portarlo via con sé e proteggerlo. Ma Benjamin ha un carattere ostinato e resiste ai rifiuti di Angelo perché non capisce e perché ha bisogno dell’affetto di suo fratello; è aiutato in questo dalla dolcezza e dal conforto nell’amicizia di Miranda. Un giorno, il ragazzo trova, in una valigia, le bozze di un’opera teatrale scritta da Angelo in codice; le legge di nascosto, prova a decifrarla e finalmente scoprirà misteri e drammi famigliari. Quando, il fratello lo scopre chiude qualsiasi rapporto con lui e lo caccia furiosamente di casa. Dovranno accadere altre cose, anche traumatiche, prima che Tetro avrà finalmente il coraggio di svelare il segreto che lo tormenta e che riguarda anche Benjamin.
    Per Coppola, spesso in conflitto con i produttori, è il terzo lungometraggio completamente suo (scritto il soggetto, la sceneggiatura, diretto e prodotto) dopo The Rain People e La conversazione (un vero capolavoro, del 1972). Sin dalla prima inquadratura, il dettaglio del volto di Tetro che osserva una falena che sbatte ripetutamente contro una lampadina (un sunto della vita del protagonista) appare la voglia del regista di guardare dentro se stesso e la propria vita attraverso il suo modo di intendere il cinema. Ci sono alcuni tratti in comune tra il regista e il protagonista: il padre e zio musicisti, famiglia sempre al seguito, la sua stessa figura di padre/padrone dominante. Coppola ha dichiarato che nulla di ciò che si vede in Tetro è successo ma che però è tutto vero.
    Mai come in questo film Coppola mostra quale sia il suo amore per il cinema e per il melodramma classico. Il colpo di scena è sempre in agguato e la musica classica gioca un ruolo non indifferente. C’è un padre che vampirizza il figlio, c’è la”lettura” della scrittura come terapia, c’è una situazione quasi speculare a quella del protagonista di La conversazione.
    Se non sembrasse azzardato potremmo dire che fa un’operazione simile ad Almodovar, tenendo presente i caratteri e le indole differenti.
    Il cast di attori, come abbiamo detto, è quasi perfetto. Vincent Gallo è credibile e commovente nonostante il ruolo difficile e poco comunicativo; Alden Ehrenreich, quasi al debutto, (lo abbiamo intravisto in CSI ) è lieve, tenero e deciso; splendida Maribel Verdù (attrice spagnola conosciuta per il film messicano Y tu mamá también) nel ruolo di donna amorevole e paziente. Da ricordare anche il simpatico e bravo Rodrigo de la Serna visto nei Diari della motocicletta nel ruolo dell’amico di Guevara, Granado. Ci sono poi due camei, di Carl Maria Brandauer (Il padre) e Carmen Maura (la critica terribile).

  • Santina scrive:

    Mezz’ora di meno ed avremmo capito tutto ugualmente. Ma quanto si piace Coppola: sembra dirci, guardate quanto sono bravo! Film decisamente troppo lungo, troppo lento, pretenzioso, eccessivamente sovra strutturato, si salva grazie ad un cast di ottimi attori, tra cui spicca uno splendido Gallo che riesce a rappresentare il suo tormentato personaggio.

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