
Questa sera alle 22.30 vedremo il nuovo film dei Fratelli Coen. E già qua si capisce che si tratta dell’evento della giornata, e di uno dei principali eventi di questa edizione del Festival di Roma, perché ogni film di Joel e Ethan è destinato a far parlare di sé alla grande. Questo A Serious Man non farà eccezione, e già spicca all’interno della loro produzione recente per la scelta di affidare i ruoli principali ad attori semi-sconosciuti, per lo più televisivi. In occasione di questa attesa anteprima, vi presentiamo una nostra personale classifica dei 5 titoli dei Coen “da portare su un’isola deserta”. In nessun ordine particolare, dato che già è stato difficile assemblare i contributi dei vari collaboratori. Si parte…
Diretto da Joel Coen nel 1990, Crocevia della morte è il noir secondo i Coen, ispirato a due racconti di Dashiell Hammett, “The Glass Key” e “Red Harvest”. Un film che all’epoca incassò pochissimo, ma che fu accolto a braccia aperte dalla critica e che da allora ha recuperato diventando un cult. E con un cast composto da Gabriel Byrne, Albert Finney e John Turturro, come potrebbe essere altrimenti? Lasciamo la parola al nostro collega Gabriele: “Al di fuori di tutti i coenismi (espliciti almeno) Crocevia per la morte è un film vecchio in confezione moderna, un’operazione molto raffinata dove i fratelli si nascondono come non mai a favore della storia”.
Secondo noir della nostra classifica, L’uomo che non c’era (2001) è un oggetto molto particolare, non solo nella filmografia dei Fratelli: grazie all’utilizzo di lenti e illuminazione da manuale del cinema hollywoodiano, unito alla scelta di set e oggetti di scena identici a quelli diffusi negli anni ’50, i Coen hanno ottenuto un effetto unico, che fa sembrare il film girato realmente negli anni in cui è ambientato, ovvero la fine del decennio ’40. Anche la trama è classicamente noir, e ispirata apertamente all’opera dello scrittore James M. Cain. Billy Bob Thornton domina un grande cast, dando una delle sue migliori interpretazioni di sempre.
Forse IL titolo che si cita sempre quando si nominano i Coen, Il grande Lebowski (1998) non è ricordato solo per la genialità dello script, per i dialoghi da citare con gli amici. E’ ricordato soprattutto per le magistrali interpretazioni di Jeff Bridges e John Goodman, affiancati dagli altrettanto bravi Julianne Moore, Steve Buscemi, John Turturro e Philip Seymour Hoffman. Jeffrey “Drugo” Lebowski (Bridges) e Walter Sobchak (Goodman) sono due splendidi loser che amano più di ogni altra cosa giocare a bowling, e si ritrovano invece catapultati in un affare più grande di loro. Ne esce un film divertentissimo che ha fatto storia e ancora oggi è un culto assoluto. Che volete di più?
Ambientato in una fiabesca New York anni ’50, Mister Hula Hoop (1994) è tanto un film dei Coen quanto lo è di Sam Raimi, che aveva conosciuto Ethan sul set de La casa. Il trio iniziò a scrivere la sceneggiatura nel 1981, ma solo nel 1994 riuscì a realizzare il film, per il quale Raimi firmò la regia della seconda unità. Il film si ispira molto alle opere di Frank Capra, nella scelta di un eroe che è anche una persona comune. E parla di un tema che sta tanto a cuore agli americani, quello della seconda opportunità. Il protagonista è infatti Norville Barnes (Tim Robbins) un giovane neolaureato che arriva nella grande città dalla campagna. Per una serie di macchinazioni, si ritrova presto presidente di una enorme azienda, e riesce a risollevarne le sorti proprio grazie al suo candore e a un’invenzione semplice e geniale: l’hula hoop. Un film capace di scaldare il cuore con classe.
E dopo il candore di Mister Hula Hoop arriva la dark comedy di Fargo (1996), girato con budget ristretto proprio per far fronte all’insuccesso del costoso predecessore. Ancora una volta una storia di rapimenti (ma prima di Lebowski), Fargo è ambientato in Minnesota, luogo di nascita dei Coen. Ha detto Tullio Kezich: “Straordinaria tragicommedia dove le più svariate e raffinate componenti intellettuali si innestano su una trama di genere, Fargo gioca a opporre la normalità del bene alla normalità del male: l’una e l’altra sono rappresentate con ineffabile ironia in situazioni e dialoghi essenziali”. Un must.
Vi ricordo che qui trovate la nostra pagina del Festival, per ogni aggiornamento. Qui invece una gallery dei personaggi che abbiamo incontrato.
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Tutti favolosi! Difficile tenere fuori Barton Fink e Non è un paese per vecchi, o Arizona junior e Fratello dove sei?.
Ma in una carriera praticamente perfetta anche quelli che lasci fuori meritano il podio.
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Ve lo dico.
Questo nuovo li frantuma tutti quanti gli altri.
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Impossibile accontentare tutti, quando si fanno queste classifiche!
Gabriele, io purtroppo ho dormito. E NON perché non mi piacesse, ero a pezzi!! Infatti sono parecchio incazzato con me stesso, e appena esce lo devo recuperare. Ma quanto bello era il sogno in cui vanno in Canada?
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Ragazzi ecco un intervista realizzata proprio ieri a Bill Green, autore del libro: La vita secondo il Grande Lebowski, e organizzatore dei Lebowski Fest!: http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-bill-green.html
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