
Ed eccoci di nuovo qui, dopo il Festival di Venezia, per saziare il vostro appetito di cinema! Nei prossimi giorni seguiremo gli eventi e le proiezioni del Festival Internazionale del Film di Roma, arrivato quest’anno alla sua quarta edizione. Oggi le danze si sono aperte con Triage di Danis Tanovic, film che racconta alcuni giorni nella vita di un fotografo di guerra negli anni ottanta. Protagonista è Colin Farrell nel ruolo di Mark Walsh, un fotografo irlandese che parte alla volta del Kurdistan per documentare la guerra in corso, insieme al suo migliore amico David (Jamie Sives). Tornato in patria dopo essere rimasto gravemente ferito, e senza David, misteriosamente scomparso, Mark tenta di ricostruire la sua vita insieme a uno psicologo spagnolo (Christopher Lee), nonno ripudiato di sua moglie (Paz Vega).
La pellicola di Tanovic (No Man’s Land) ha un inizio davvero coinvolgente, anche visivamente, tra la polvere e il sangue della zona di guerra. Peccato che, nel momento in cui entra in scena il personaggio di Lee, tutto diventi piuttosto scontato, con dialoghi tipo “Non è che la fotografia era il tuo mezzo per tenere le distanze dal mondo attorno a te?”. Giuro. Credo che ogni psicologo o psichiatra che si rispetti inorridirebbe davanti a un tale dispiego di psicologia spicciola.
La conferenza stampa non è stata molto illuminante, oltretutto. Eppure un paio di note positive ci sono: primo, vedere Christopher Lee dal vivo è stata una grande cosa. Inoltre, Lee ha parlato della sua esperienza nella Seconda Guerra Mondiale, che l’attore ha vissuto per intero, sul campo di battaglia e senza mai tornare a casa in quei terribili cinque anni. Per Lee, che è stato anche in Italia e parla svariate lingue, “le guerre sono tribali, religiose, ma soprattutto politiche”. E aggiunge: “questo non è solo un film sulla battaglia, ma sulla guerra, sulla gente in guerra al di là di chi combatte: fotografi, dottori, e persone che rimangono a casa ad aspettare un segno, una comunicazione dai loro cari”.

Per il regista Tanovic, che ha vissuto in prima persona la guerra nel suo paese natale, la Bosnia, è impossibile non essere influenzati da ciò che si vede in guerra, e il film parla anche di questo. Parla di un uomo che crede di poter tenere separate le due realtà, le zone di guerra dove lavora e la sua vita borghese in Irlanda, ma che in definitiva non riesce a vivere perché tormentato dai fantasmi del suo “mestiere”. Altri temi interessanti che Tanovic ha sollevato riguardano il ruolo dei media e di quanti tentano di utilizzare la guerra come una fonte di scoop e quindi di denaro. Inoltre, il regista ha tirato anche in ballo il “Principio di indeterminazione di Eisenberg”… beh, non proprio con queste parole. Però ha detto che, come nella fisica quantistica è impossibile studiare un fenomeno senza cambiarlo, così un elemento esterno al conflitto come un fotografo può finire per influenzare l’esito degli eventi, come si vede chiaramente in una scena del film: la presenza di Mark attira un prigioniero che tenta la fuga e viene quindi fucilato dalle guardie.
In ultimo, Tanovic ha sollevato una questione davvero significativa: “Io non credo nella neutralità delle Nazioni Unite”, ha detto, “perché c’è una bella differenza tra essere neutrale e non fare nulla. Quando c’è stata la guerra nell’Ex Jugoslavia, la Nazioni Unite hanno aspettato la fine del conflitto e poi hanno portato i viveri. Sarebbe come assistere allo stupro di una ragazzina, e poi portarle un pezzo di cioccolato e dirle di andare avanti con la sua vita. Io credo che, ad esempio, nel caso di un conflitto come in Darfour, qualcuno dovrebbe andare a fare qualcosa. Solo non saprei chi”.
Un festival democratico.
Per il resto, il clima del festival è molto diverso da quello di Venezia: per ottenere i pass basta presentarsi con un documento, invece di tanti codici e codicilli. Il pass è uguale per tutti, titani della carta stampata e pischelli come me. In definitiva, un festival molto più democratico del cugino veneziano. Un altro esempio: dopo la conferenza stampa di Triage, Paz Vega si aggirava tranquilla giù dal palco, rilasciando brevi interviste. Christopher Lee è rimasto un casino di tempo a firmare autografi, mica come a Venezia dove se li portavano via in tre secondi! Peccato solo per il freddo che ha deciso di attanagliare la città proprio adesso. Comunque, andremo avanti coraggiosamente, per portarvi ogni giorno notizie fresche e aneddoti, un po’ come abbiamo fatto per il Festival di Venezia. E se avete pazienza, entro sera riuscirò pure a postare alcune foto che ho scattato dopo la conferenza a Paz Vega e Christopher Lee. Per ora sono intrappolate nella mia macchina fotografica. Perché? Perché ho dimenticato il cavo a casa, ecco perché!
Update: un po’ di foto da Roma
Come promesso, ecco una manciata di foto scattate alla conferenza stampa di Triage!




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