Regia: Ethan Coen, Joel Coen
Cast: Michael Stuhlbarg, Sari Lennick, Adam Arkin, Richard Kind, George Wyner, Amy Landecker, Fred Melamed
Anno: 2009
Raramente si è visto un finale simile, così appropriato, devastante e significativo. Così alto!
Ma devo innazitutto premettere tre cose: primo non sono un malato dei Coen, ho visto i loro film (tutti credo) e mi piacciono un po’ come a tutti, senza strapparmi i capelli; secondo questo film non ha mezze misure e la gente credo lo odierà; terzo sembra sempre di più che i Coen e Tarantino siano come andati alla stessa scuola, sono diversi e fanno cose diverse ma intimamente sono identici. C’è in entrambi un gusto per il racconto di storie e storielle, un godimento nel realizzare piccoli quadretti con personaggi cesellati, che non è paragonabile a nessun altro.
Detto questo mi sento di annunciare che finalmente (FINALMENTE!) i fratelli Coen hanno fatto il salto di qualità e sono passati da film ottimi ad un autentico capolavoro. Con un po’ più di audacia rispetto al passato hanno preso i loro temi e le loro caratteristiche (siamo dalle parti di L’Uomo che non c’era) e hanno deciso di usarle per fare un discorso molto più complesso del solito, senza dare carote agli spettatori ma solo bastonate.
C’è un vecchio modo di dire che spiega cosa sia un noir: “Un film che parla di un mondo in cui è facile morire e difficile amare”, i Coen hanno fatto talmente propria quest’idea e questo genere che ora pervade ogni cosa che fanno. Questa pseudo commedia ambientata in una comunità ebrea degli anni ’60 ha un senso di morte incombente in ogni inquadratura, anche nei pratini tagliati (anche se non muore quasi nessuno (e comunque accade fuori scena con una tecnica sinceramente mai vista di montaggio alternato che inganna lo spettatore ma solo a metà, per capirlo dovete vederlo)). Non si tratta di quell’inquietudine lynchana, è proprio il noir privato di ogni altro costrutto, privato degli impermeabili, delle voci off, delle sigarette e delle pistole. L’amore non esiste (al massimo c’è il sesso) come del resto nemmeno il senso.
A serious man parte dalla cultura ebraica (per la quale tutto sempre ha un senso e lo si comunica con le storie) per distruggerne le fondamenta (che nulla abbia senso lo si ripete mille volte) attraverso il racconto di alcuni devastanti giorni nella vita di un altro uomo che non c’era, uno che attraversa la vita passivamente e che viene però messo a contatto con alcune svolte imprevedibili.
Ci sono i personaggi assurdi coeniani, ci sono i momenti di sogno e c’è l’insostenibile peso di un fato che si accanisce ma questa volta nulla ha realmente senso, come ci si accanisce a ripetere più volte, questa volta tutti procedono incessantemente verso una morte che è annunciata in ogni segmento (e qui sta il genio, a rendere scene normali delle epifanie mortuarie) ma che non arriva mai a sanare i conflitti o a risolvere le trame che infatti rimarranno tutte insolute.
Quell’ultima inquadratura che potrebbe essere l’ultima immagine di un episodio di un serial tv che deve tenere gli spettatori avvinti fino alla puntata successiva vi farà capire cosa intendo.
Al pubblico piacerà? E i fan cosa ne pensano di questa parabola che ha molto di coeniano ma poi poco di canonico? Qui il resto della critica
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A mio giudizio il film vuole dare rappresentazione del caos odierno, personale di ognuno ma scientificamente giustificato da una, forse valida, Meccanica Quantistica. Il messaggio??? La primissima frase: “accetta semplicemente tutto ciò che accade” seguita dall’episodio introduttivo dell’incontro con il presunto morto, pugnalato dalla moglie, che pone il quesito fondamentale: io ho aiutato; tu mi hai pugnalato. Chi dei due é l’invasato??? (Che importa dare una spiegazione a ciò che ci appare e, giudicandola, reagire? Si rischia di cadere nel pregiudizio. Molto meglio accettare semplicemente ciò che accade e di conseguenza agire. Il presunto morto aveva aiutato il marito: era corretto offrirgli un piatto di minestra…Il resto é solo congettura che cade nel pregiudizio…E da lì nasce il film.)
Il cinese e la busta: la busta esiste, é una realtà indiscutibile, ma il fatto che fosse stato lui a darla al professore, evento passato che lo stesso aveva subito, è solo un’opinione: chi può dire se la Verità era un tentativo di corruzione o piuttosto una calunnia, perseguibile dalla legge? “La Matematica é la scienza del possibile”, lo dice in prima scena lo stesso professore, non dell’esistente ed allora? Il possibile é sia la corruzione che la calunnia; l’esistente é solo la busta. Il professore, forte delle sue convinzioni, si é dato la zappa sui piedi da solo… Che avrebbe dovuto fare per evitare il paradosso? Nulla!!! O accorgersi nell’immediatezza della stessa ed evitare di prenderla, oppure, dal momento che la realtà (Da: res = cosa. Il concreto) é ormai di averla in mano, accettare la cosa con semplicità e…Dare la sufficienza, cosa che alla fine farà! Così é tutta la nostra vita, quella senza senso, che segue poi negli episodi del film che, a torto, viene ritenuto ironico. Tragico, direi piuttosto: rappresenta la caduta di ogni certezza per scoprire che, forse, tutto é solo un gioco di probabilità e lo zio, che probabilmente per simpatia, se ne é interessato, con il suo “Mentalist” vince sempre a carte… Lui ha accettato tutto con semplicità e adeguandosi a ciò che esula dalla concatenazione causa-effetto, domina la realtà, ma…Il mondo non la pensa così e finisce in manette.
…Tanto ci sarebbe da commentare; ogni scena ha un suo perché, ma sarebbe lungo. Il finale? Bellissimo nella sua tragicità: per lui, serius man, non rimane che affrontare un problema in più, forse una malattia incurabile mentre i giovani, che di fatto stanno imparando la filosofia dell’accettare tutto con semplicità, aspettano il tornado, che forse li spazzerà via, con indifferenza assoluta, continuando ciò che dava loro sensazione” (Per es. la musica con l’auricolare),
unica soluzione per ogni problema, come aveva consigliato il Rabbino giovane e come lui stesso, il professore, aveva riscontrato, fumando Marjuana.
Ed il Rabbino capo? La SAGGEZZA??? Di fronte al ragazzo, pur con fatica, quasi rantolando, afferma che: quando la verità…Diventa falsità…Che si fa? E gli restituisce il registratore, dandogli RAGIONE!!!
E’ il paradosso del gatto…Il principio di indeterminazione…Un entanglement che ci sta portando a stabilire che l’elettrone diventa tale solo sotto nostro intervento; una realtà che é tale solo perché c’é chi la vive; un universo che forse esiste solo perché qualcuno lo sta guardando…Maya, magia, illusione…E ci dobbiamo convivere!
La soluzione??? L’unica possibile: resettare tutto e ricrearlo alla luce di un solo principio, quello del benessere (Lo stare bene sensazionalmente). Fare di ogni attimo un piacere di esistenza, aiutandoci gli uni con gli altri, ancora utilizzando i principi del Cristo!!!
Facile? Possibile? Realizzabile?
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Per favore gradirei essere avvisata se qualcuno commentasse il mio commento. Grazie
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…… In continuazione dal precedente.
E’ ancora la Matematica che ci dà risposta: ho detto “tendere” non fare in modo che. Si tende verso un LIMITE che si sa già irraggiungibile, ma avvicinabile per uno spazio piccolo a piacere
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@Giovanna Tarantola, per ricevere questo tipo di notifiche devi semplicemente selezionare l’apposita funzione sotto al commento, non è una cosa che possiamo fare noi a mano.
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A mio giudizio il film vuole dare rappresentazione del caos odierno, personale di ognuno ma scientificamente giustificato da una, forse valida, Meccanica Quantistica. Il messaggio??? La primissima frase: “accetta semplicemente tutto ciò che accade” seguita dall’episodio introduttivo dell’incontro con il presunto morto, pugnalato dalla moglie, che pone il quesito fondamentale: io ho aiutato; tu mi hai pugnalato. Chi dei due é l’invasato??? (Che importa dare una spiegazione a ciò che ci appare e, giudicandola, reagire? Si rischia di cadere nel pregiudizio. Molto meglio accettare semplicemente ciò che accade e di conseguenza agire. Il presunto morto aveva aiutato il marito: era corretto offrirgli un piatto di minestra…Il resto é solo congettura che cade nel pregiudizio…E da lì nasce il film.)
Il cinese e la busta: la busta esiste, é una realtà indiscutibile, ma il fatto che fosse stato lui a darla al professore, evento passato che lo stesso aveva subito, è solo un’opinione: chi può dire se la Verità era un tentativo di corruzione o piuttosto una calunnia, perseguibile dalla legge? “La Matematica é la scienza del possibile”, lo dice in prima scena lo stesso professore, non dell’esistente ed allora? Il possibile é sia la corruzione che la calunnia; l’esistente é solo la busta. Il professore, forte delle sue convinzioni, si é dato la zappa sui piedi da solo… Che avrebbe dovuto fare per evitare il paradosso? Nulla!!! O accorgersi nell’immediatezza della stessa ed evitare di prenderla, oppure, dal momento che la realtà (Da: res = cosa. Il concreto) é ormai di averla in mano, accettare la cosa con semplicità e…Dare la sufficienza, cosa che alla fine farà! Così é tutta la nostra vita, quella senza senso, che segue poi negli episodi del film che, a torto, viene ritenuto ironico. Tragico, direi piuttosto: rappresenta la caduta di ogni certezza per scoprire che, forse, tutto é solo un gioco di probabilità e lo zio, che probabilmente per simpatia, se ne é interessato, con il suo “Mentalist” vince sempre a carte… Lui ha accettato tutto con semplicità e adeguandosi a ciò che esula dalla concatenazione causa-effetto, domina la realtà, ma…Il mondo non la pensa così e finisce in manette.
…Tanto ci sarebbe da commentare; ogni scena ha un suo perché, ma sarebbe lungo. Il finale? Bellissimo nella sua tragicità: per lui, serious man, non rimane che affrontare un problema in più, forse una malattia incurabile mentre i giovani, che di fatto stanno imparando la filosofia dell’accettare tutto con semplicità, aspettano il tornado, che forse li spazzerà via, con indifferenza assoluta, continuando ciò che dava loro sensazione” (Per es. la musica con l’auricolare),
unica soluzione per ogni problema, come aveva consigliato il Rabbino giovane e come lui stesso, il professore, aveva riscontrato, fumando Marjuana.
Ed il Rabbino capo? La SAGGEZZA??? Di fronte al ragazzo, pur con fatica, quasi rantolando, afferma che: quando la verità…Diventa falsità…Che si fa? E gli restituisce il registratore, dandogli RAGIONE!!!
E’ il paradosso del gatto…Il principio di indeterminazione…Un entanglement che ci sta portando a stabilire che l’elettrone diventa tale solo sotto nostro intervento; una realtà che é tale solo perché c’é chi la vive; un universo che forse esiste solo perché qualcuno lo sta guardando…Maya, magia, illusione…E ci dobbiamo convivere!
La soluzione??? L’unica possibile: resettare tutto e ricrearlo alla luce di un solo principio, quello del benessere (Lo stare bene sensazionalmente). Fare di ogni attimo un piacere di esistenza, aiutandoci gli uni con gli altri, ancora utilizzando i principi del Cristo!!!
Facile? Possibile? Realizzabile?
E’ ancora la Matematica che ci dà risposta: ho detto “tendere” non fare in modo che. Si tende verso un LIMITE che si sa già irraggiungibile, ma avvicinabile per uno spazio piccolo a piacere
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Secondo me con questo film i fratelli Coen vogliono affrontare, sotto una certa angolatura, probabilmente influenzata dalla loro appartenenza ebraica, il mistero del male nel mondo. Se tutto viene da Dio, allora anche il male non può che venire da Dio. Un Dio imperscrutabile, lontano, inconoscibile ed enigmatico che un giorno, per ragioni che non è dato sapere, manda una maledizione, e tu, la tua famiglia e i tuoi discendenti sperimenterete il non senso del male. Questo Dio, a cui non è possibile chiedere una risposta, non rende conto a nessuno e nessuno può interpretarlo, nemmeno coloro che vengono considerati i maestri della religione secondo la comunità ebraica. La maledizione viene inviata ad antenati del protagonista, così lontani da lui nel tempo e nello spazio e così lontani per lingua e cultura che ogni traccia, ogni ricordo sembrerebbe ormai perduto, come se tra lui e quegli antenati non vi fosse mai stato nessun legame. Non c’è una ragione plausibile o una motivazione qualunque, è semplicemente una sentenza di condanna senza appello. Così la maledizione continua implacabile il suo corso devastante sulla carne e sulla psiche del protagonista e del di lui fratello, e quando li avrà portati alla morte, come si intuisce verso la fine del film, continuerà la sua opera sulla discendenza di questi, come fa presagire il tornado che si rispecchia come un’oscura e misteriosa minaccia sull’inconsapevole volto del figlio che sta per ereditare lo scomodo posto del padre.
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