Brooklyn’s Finest, la recensione da Venezia

Scritto il 7 settembre 2009 @ 19:29 da Marco Triolo in

Antoine Fuqua presenta fuori concorso a Venezia il suo ultimo film, un solido poliziesco con un cast d’eccezione: Gere, Hawke, Cheadle e Snipes…

Brooklyns Finest Richard Gere Ethan Hawke 1

Non sarà certo un film innovativo. Non sarà certo un capolavoro. Ma dannazione se questo Brooklyn’s Finest non è un grande prodotto di genere, solido come un roccia e diretto con grande maestria dal discontinuo Antoine Fuqua. Una pellicola cupa, disperata, violenta, guidata da una forte componente morale – di matrice cristiana – e capace di intrattenere per più di due ore senza stancare mai. Già questo potrebbe promuovere il film a pieni voti.

A tutto ciò possiamo aggiungere un plot ben congegnato, che segue le vicende parallele di tre poliziotti dello stesso distretto, a Brooklyn: Eddie (Richard Gere) è un vecchio agente che non ha mai fatto carriera, a cui manca una settimana alla pensione; Sal (Ethan Hawke) uno sbirro povero in canna che cerca di mantenere la numerosa famiglia infrangendo la legge di quando in quando; e poi c’è Tango (Don Cheadle), poliziotto sotto copertura che ormai è troppo dentro il sistema criminale per chiamarsi fuori senza conseguenze. Tango si troverà diviso tra la fedeltà al corpo di Polizia e quella al boss Caz (Wesley Snipes, redivivo); Sal cerca il denaro per dare una casa decente ai figli e alla moglie incinta, malata d’asma; Eddie vorrebbe morire, ma alla fine è l’unico a riscattarsi.

In una spirale di violenza degna dei migliori noir, i tre si renderanno conto che fuggire dalle proprie esistenze ha un prezzo troppo alto da pagare. Fuqua non risparmia dal canto suo litri di sangue, e ci consegna tre personaggi veri, sofferenti, a tratti brutali, ma da cui non riusciamo mai a staccare gli occhi per un secondo. E la violenza, esplicita e feroce, non viene mai giustificata, anzi. E’ uno strumento con il quale Fuqua espone una tesi morale molto semplice: solo agendo secondo giustizia si viene premiati, mentre sentimenti come la vendetta e la brama di denaro vengono puntualmente condannati e puniti. Si può non condividere del tutto una visione così conservatrice e manichea del genere, ma è innegabile che il film di Fuqua sia mosso da una coerenza al giorno d’oggi rara.

Menzione d’onore per il cast: da Richard Gere, che fa un personaggio stanco, depresso, sgradevole ed eroico allo stesso tempo, all’intenso Don Cheadle, a Ethan Hawke e alla sopresa Wesley Snipes, che c’era mancato tanto.

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