Regia: Jonathan Levine
Cast: Ben Kingsley, Famke Beumer Janssen, Josh Peck, Olivia Thirlby, Mary Kate Olsen, Jane Adams, Clifford Method Man, Aaron Yoo
Durata: 99 minuti
Anno: 2009
Fa’ la cosa sbagliata, rimanda al titolo del più famoso (e più bel) film di Spike Lee, riprendendo una frase (e un concetto) del film, cioè l’invito a fare le cose sbagliate, perchè insegnano e sono importanti quanto quelle giuste. L’invito arriva ad un ragazzo giovane spacciatore, sfigato e amante del rap da uno psichiatra che gli compra l’erba in cambio di sedute e che ha anche lui bisogno di fare i conti con se stesso e in un certo senso di crescere, cioè progredire, andare avanti e superare la situazione in cui si trova.
Un ragazzo e un uomo-ragazzo che si confrontano con i temi del rapporto dell’uomo con la sessualità e della crescita mentre fanno la cosa sbagliata, cioè spacciano droghe leggere (si perchè ad una certa ci si mette anche lo psichiatra) nella New York del 1994, cioè quella dell’era Giuliani e della sua politica di tolleranza zero, atto che perpetrato per un nobile scopo (aiutare la propria famiglia) da un ragazzo e un adulto proprio in quel contesto di particolare oppressione legislativa assume un significato tanto preciso nell’accusa quanto poi vago nello sviluppo di questa.
Mai rivalutazione di un’epoca fu così facile e all’acqua di rose. Anche Brizzi si è impegnato di più! Ragazzi che si dicono tra loro “Ehi con questi capelli sembri Brandon nell’ultima puntata di Beverly Hills!“, che ascoltano Notorious B.I.G. e taggano vetrate e strade di Manhattan. Fine. Lo scenario è questo, non c’è un’elaborazione del significato di quel periodo e delle tensioni che si vivevano che vada più in là delle critiche al sindaco e i muri con i graffiti con la faccia di Cobain. La depressione giovanile è appena accennata, la sottocultura rap affrontata unicamente di striscio (“Yo brother!”), si evocano solo le cose più superficiali, cioè il mondo vissuto negli anni ’90 e non il significato che quel mondo ha avuto e può avere visto oggi.
Il film più propriamente detto invece continua ad ammorbare lo spettatore con il racconto di una crescita mal riuscita, noiosa e che deve passare attraverso il dolore sentimentale del ragazzo e morale di chi guarda.
Intendiamoci, uno spettatore particolarmente sentimentale e particolarmente in vena di lasciarsi coinvolgere da una storia di ordinaria sofferenza amorosa nella quale è facile rispecchiarsi può anche rimanere soddisfatto. Ma ciò non leva che Fa’ la cosa sbagliata è un filmetto che sogna di essere più grande di quello che è.
Siamo davvero pronti al revival degli anni ’90? Non dovremmo almeno lasciar finire quello degli anni ’80? Ole due cose si possono mischiare? Qui le altre recensioni. Yo!