Martyrs, la recensione

Scritto il 12 giugno 2009 @ 11:04 da Gabriele Niola in Recensioni, Visti un po' prima

Martyrs Poster ItaliaRegia: Pascal Laugier
Cast: Mylène Jampanoï, Morjana Alaoui, Catherine Bégin, Robert Toupin, Patricia Tulasne
Durata: 97 minuti
Anno: 2009

Quanto tempo era che non vi capitava di vedere un film al cinema durante il quale dalla platea si levano grida di disperazione e sibili di dolore? Da quanto non vedete un film al cinema durante il quale gran parte del pubblico se ne va perchè non ne regge la violenza? Da quanto non vedete al cinema qualcosa che vi procuri un vero shock (non quello sbandierato dalle pubblicità di tante pellicole da educande, ma quello vero)? Ecco, questo è Martyrs.

Horror di nuova scuola ma dotato di aspirazione altissime e di un reparto immaginifico molto complesso e raffinato Martyrs è un’esperienza non facile che mi sento di sconsigliare vivamente ai non appassionati del genere e ovviamente alle persone più sensibili. Truculento, sanguinolento e soprattutto abile nel rendere il dolore della carne (cosa che non esiste nel resto del cinema dallo squartamento facile), il film di Pascal Laugier mette in scena l’assuefazione alla violenza secondo il principio di Il Cacciatore e sembra procedere per delle strade un po’ simili al j-horror e un po’ ispirate alle torture di Hostel (ma mille volte più raffinate). E poi c’è il twist. Il film si rigira e cambia in maniera straordinaria accelerando ancora di più sul dolore e sulla carne.

E’ davvero pornografico nel suo esaminare le mutilazioni, la scarnificazione, le lacerazioni e via dicendo ma anche molto intenso nel cercarne le motivazioni psicologiche, nel raccontarne le implicazioni morali e le possibilità spirituali. Non si tratta certo di apologia (anzi!) ma di una riflessione complessa che parte dalla pancia e finisce in testa. E alla fine ci si chiede anche chi sia il torturato se quello nel film o gli spettatori in sala “costretti” ad assistere ad uno spettacolo che li mette a dura prova.
Martyrs è un film dell’orrore, uno slasher durissimo e bellissimo. Un privilegio per i soli amanti del genere, gli unici in grado di tollerarne l’efferatezza.

Forse alcuni rimarranno delusi dalla piega che il film prende nella seconda parte e dall’impennata nelle pretese del discorso che si propone di fare tuttavia se un film si misura dal bilanciamento tra ciò che vuole essere e ciò che riesce ad essere Martyrs è un film decisamente riuscito.

Il cinema delle torture inflitte sui protagonisti chi sta torturando in realtà? Il personaggio o gli spettatori che assistono? Qui le altre critiche

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6 commenti su “Martyrs, la recensione”

Feed dei commenti di questo post

  • :A: scrive:

    Sinceramente trovo che la caratterizzazione della protagonista (veramente STUPIDA) tolgano qualsiasi possibilità di empatia e quindi riducano l’impatto della violenza (lo dico da amante dell’horror estremo, e parlo della serie di Guinea Pig, non dei filmetti di Roth); la trama, inoltre, è talmente prevedibile che l’effetto di accumulo della violenza si perde, perchè si capisce perfettamente dove si andrà a parare. Ne parlo in dettaglio qui: http://adriano-barone.blogspot.com/2009/06/martyrs-recensione.html

  • marco scrive:

    Nuova frontiera dell’horror?capolavoro visionario?mistico? mi dispiace ma l’unico aggettivo che mi viene in mente è”una porcheria” e lo dico da amante del cinema del genere,adoro la serie saw,trovo spiazzante ma geniale hostel,ma questo no, e non solo per la violenza, cito le due serie proprio per far capire che non mi disturba lo splatter,qui si prende in giro lo spettatore cercando di scioccarlo ma riesce solo ad essere fastidioso,nevrotizzante la spiegazione sulla trascendenza ed il martirio le stupidaggini condite di ascetismo,lo stereotipo trito e ritrito sulla borghesia di facciata,così facendo si normalizza il male profondo della nostra già corrotta civiltà occidentale dando quindi spazio a deliranti teorie nichiliste.A veder film del genere vorrei essere nel Nanni Moretti di caro diario che tortura il critico cinematografico colpevole della recensione di harry pioggia di sangue.Il problema non sta nel film ma nel giudizio dei critici che si prendono gioco dello pubblico forse pensando,anzi sicuramente,di avere il santo graal della conoscenza. Da poco ho consigliato ad una amica il bellissimo “Uomini che odiano le donne” lo ha apprezzato ma non è riuscita a chiudere occhio durante la notte,mi chiedo cosa le succederebbe se visionasse questa pellicola.La settima arte merita sicuramente di meglio, il cinema già scadente di questi ultimi anni riesce in questo caso a toccare un fondo che non credevo così profondo.Voto: 0.Consigliato :a nessuno

  • non mi meraviglia che non ti sia piaciuto se hai amato Saw o Hostel. Nonostante apparentemente possa appartenere alla medesima categoria in realtà è lontano anni luce e non credo proprio abbia il medesimo tipo di pubblico. Io ad esempio non ho mai sopportato nè i film di Saw nè tantomeno Eli Roth.
    Non trovo normalizzi il male profondo ma anzi che faccia un’analisi disturbante più che mai e decisamente per pochi (lo ha detto il regista stesso che il film non è adatto a tutti) riuscendo ad essere forse il film più efferato dell’ultimo decennio senza che questo infici anche l’esposizione di un’idea di cinema e di una trama molto interessanti anche se debitrici di tante cose (dal j-horror, ai classici del genere).

  • :A: scrive:

    Concordo con Gabriele che l’operazione compiuta sia diversa da quella di Roth: concettualmente qui siamo lontani dall’estetica del torture porn (abbastanza imbelle, tra l’altro, nel caso del regista americano). Allo stesso tempo, come dicevo un paio di commenti più su, credo che la rappresentazione non ironica della violenza perda di efficacia dati i comportamenti non proprio logici (secondo me: secondo alcuni perfettamente razionali) della protagonista.

  • Sascha scrive:

    Marco francamente la tua opinione mi lascia un pò perplesso. Al di là che ognuno ha i suoi gusti, e ogni parere vada rispettato, ma io credo che Martyrs sia decisamente superiore a fim come Hostel o Saw! Purtroppo il cinema Americano si sta molto conformizzando a quello che gli spettatori si aspettano, e vogliono vedere. E il cinema horror è l’esempio più palpabile, che conferma quello che sto dicendo. La regola adesso è quella di realizzare un film che faccia “cassetta”, insomma che guadagni, che abbia un riscontro commerciale consistente. E per far si che ciò avvenga, gli scenggiatori puntano a raccontare sempre la medesima storia, cambiano i personaggi, cambiano le ambientazioni, vengono modificati alcuni eventi, ma alla fine ti sembra di vedere una pellicola, clone, di altre mille appartenenti a quel genere. Peccando perciò di prevedibilità, i produttori hanno spinto i registi a realizzare scene più truci con il solo scopo di sconvolgere lo spettatore, ma a mio avviso senza riuscire per nulla nell’intento. Hostel è un film carino, ma è costituito da tutti qugli elementi, che rendono il cinema odierno, brutto ed inconcludente. Terminata la visione, non ti rimane nulla, nemmeno quel senso di nausea disturbate che invece Martyrs ti provoca. Questo perchè si trattano di film senza anima. Lungometraggi realizzati con lo scopo di incassare soldi. E riescono perfettamente in questo intento.
    Il film di Pascal invece, è ben differente. Non è innanzitutto scontato, e non strizza l’occhio allo spettatore. Il film racconta una cruda realtà, che può esistere, e tutto ciò fa male. La sceneggiatura è solida, ricca di idee, e per tutti i 90 minuti si è sopraffatti da un senso di angoscia terribile, (non per le scene di sangue) ma per la crudeltà di quel racconto. Io reputo questo horror uno tra i migliori che abbia mai visto (e ne ho visti molti), me soprattutto emozionante e convincente.

  • Sascha scrive:

    Marco francamente la tua opinione mi lascia un pò perplesso. Al di là che ognuno ha i suoi gusti, e ogni parere vada rispettato, ma io credo che Martyrs sia decisamente superiore a fim come Hostel o Saw! Purtroppo il cinema Americano si sta molto conformizzando a quello che gli spettatori si aspettano, e vogliono vedere. E il cinema horror è l’esempio più palpabile, che conferma quello che sto dicendo. La regola adesso è quella di realizzare un film che faccia “cassetta”, insomma che guadagni, che abbia un riscontro commerciale consistente. E per far si che ciò avvenga, gli scenggiatori puntano a raccontare sempre la medesima storia, cambiano i personaggi, cambiano le ambientazioni, vengono modificati alcuni eventi, ma alla fine ti sembra di vedere una pellicola, clone, di altre mille appartenenti a quel genere. Peccando perciò di prevedibilità, i produttori hanno spinto i registi a realizzare scene più truci con il solo scopo di sconvolgere lo spettatore, ma a mio avviso senza riuscire per nulla nell’intento. Hostel è un film carino, ma è costituito da tutti qugli elementi, che rendono il cinema odierno, brutto ed inconcludente. Terminata la visione, non ti rimane nulla, nemmeno quel senso di nausea disturbate che invece Martyrs ti provoca. Questo perchè si trattano di film senza anima. Lungometraggi realizzati con lo scopo di incassare soldi. E riescono perfettamente in questo intento.
    Il film di Pascal invece, è ben differente. Non è innanzitutto scontato, e non strizza l’occhio allo spettatore. Il film racconta una cruda realtà, che può esistere, e tutto ciò fa male. La sceneggiatura è solida, ricca di idee, e per tutti i 90 minuti si è sopraffatti da un senso di angoscia terribile, (non per le scene di sangue) ma per la crudeltà di quel racconto. Io reputo questo horror uno tra i migliori che abbia mai visto (e ne ho visti molti), ma soprattutto emozionante e convincente.

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