Regia: Niels Arden Oplev
Cast: Michael Nyqvist, Noomi Rapace, Peter Haber, Lena Endre, Per Oscarsson
Durata: 152 minuti
Anno: 2009
Asciugando asciugando Uomini Che Odiano Le Donne è un giallo canonico. Ma molto canonico. C’è un assassino, delle vittime, un investigatore molto abile nella deduzione ed esterno ai fatti che deve calarsi in un mondo che lo respinge (poichè non ama che si indaghi su di esso), una partner difficile da gestire ma brava nel suo settore e un mistero che coinvolge elementi terribili e fascinosi come il nazismo.
Dato l’impianto e l’intreccio basilari non è certo la trama a contare ma il suo svolgimento, cioè come essa ci viene narrata. E se Stieg Larsson nell’omonimo libro pare aver fatto un ottimo lavoro quanto ad intrattenimento e coinvolgimento (io, ovviamente, non l’ho letto), la stessa cosa non si può proprio dire di Niels Oplev.
Uomini Che Odiano Le Donne (il film) è molto lungo, molto lento e molto poco interessante. Nonostante gli argomenti siano i medesimi del libro, nel film non si percepisce il senso di suspense e attaccamento agli eventi, alla storia e ai protagonisti che fanno il segreto di un giallo. Anche il misterioso e fascinoso contesto non lo è poi tanto nella riduzione cinematografica.
La regia non solo racconta svogliatamente la storia ma manca anche di guizzi. Non si percepiscono scelte forti, momenti personali o soluzioni estreme, tutto è tenuto su un terreno minimale, probabilmente per lasciare che la corposa storia (il libro è molto grosso) riesca ad entrare nelle ben 2 ore e mezza del film rimanendo comprensibile. Eppure la regia non dovrebbe essere proprio l’arte del racconto attraverso le immagini?
Ciò che si perde è l’umanità dei caratteri. Al di là dei contesti che rendono poco, sono poi i personaggi la vera delusione. I loro rapporti e i sentimenti forti che vorrebbero esprimere non passano. Vediamo accadere tante cose, nessuna delle quali però coinvolge davvero, nessuna riesce a superare la semplice illustrazione di un fatto e andare anche solo leggermente oltre per diventare esperienza cinematografica.
Alla fine, quando la noia prende il sopravvento, non si desidera più nemmeno sapere chi sia l’assassino.
E’ finita l’era del giallo al cinema? Il thriller ha preso il suo posto oppure è ancora possibile raccontare una storia lineare e “gialla” nel senso più canonico del termine? Qui le altre opinioni
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Da un bel libro (o presunto tale) esce sempre un brutto film.
mah … non è mica sempre vero (shining insegna)
magari leggere prima il libro, documentarsi prima personalmente e poi provare ad azzardare una critica, che sia sbagliato????
Vorrei sapere com’è possibile permettere a certi INCOMPETENTI di fare una recensione di questo tipo!!!
Ma se non ha nemmeno letto il libro come può permettersi di recensire???E magari viene anche pagato per farlo! Uno scandalo!
IO HO LETTO IL LIBRO E HO VISTO IL FILM.
Il film è stato fatto in modo a mio avviso perfetto. Dentro c’è tutto. Tutti i punti chiave, i concetti predominanti, le scene clou e le personalità di spicco che emergono nel libro.
Direi a questa persona che si è arrogato il diritto di scrivere tante castronerie di …….. cambiare lavoro, ma soprattutto di vestire il saio dell’umiltà
Per parlare di un film tratto da un libro non è necessario aver letto il libro, anzi è auspicabile il contrario, poichè non conoscendo la trama nè avendo già un immaginario modellato sul racconto letterario è possibile godersi (o non godersi) il film per quello che riesce a fare autonomamente.
Chi ha letto il libro inevitabilmente segue la storia con la consapevolezza di ciò che accadrà e già conoscendo (e amando se li ha amati) i personaggi. Questo non vuol dire certo che non possa godersi il film ma sicuramente lo vede e lo paragona al libro.
Dal punto di vista dello spettatore comune quindi non cambia molto, sono solo due modi diversi di vivere il racconto di una storia (per uno è la prima volta e per un altro è la seconda), dal punto di vista di chi ne deve scrivere invece è auspicabile non aver letto il libro primo poichè la maggior parte delle persone che andranno in sala saranno in quella condizione e secondo perchè il giudizio sul film è indipendente da quello sul libro. Il migliore dei libri può generare il peggiore dei film.
In questo caso nel film ci sarà anche tutto quello che c’è nel libro ma, forse proprio per questo motivo, nulla riesce a coinvolgere davvero a mio avviso.
Un plauso a Niola per la recensione molto chiara e per la pacata e ragionevolissima risposta alla nostra fan del libro/del film, la quale mi sembra sia andata un pò sopra le righe.
@Angela,
torno sull’argomento anche se non ce ne sarabbe bisogno dopo la risposta di Gabriele Niola che sottoscrivo in pieno e a cui do, ancora una volta, il mio pubblico sostegno, come lettore e come publisher di questo sito dove più volte è stato attaccato da persone che confondono quella che può essere una questione di gusto tanto personale quanto rispettabile con il tentativo, che può anche non riuscire, di fare una recensione.
Qui gli si da dell’incompente perché non ha letto il libro e “non si è documentato”, come se leggere un libro fosse cosa essenziale per giudicare un film. Il film vive una vita a se stante e le recensioni dei film “per chi ha letto il libro da parte di chi ha letto il libro” sono un genere a parte, che a volte è anche giusto fare e ci paicerebbe ospitare, ma l’approccio di Gabriele in questo è anche più giusto: io giudico il film, senza che la lettura del libro aggiunga (o tolga) qualcosa, e spiego cosa mi ha convinto e cosa no del film, che è una cosa ben diversa.
Ora vado a cena, però prima leggo la ricetta di quel che mangio, non sia mai che mi scappi un giudizio sulla zuppa senza essermi documentato
Il libro è stupendo. 600 pagine ricche di suspence e profondità caratteriale e psicologica dei personaggi.
Il film mi ha deluso notevolmente. Notevoli i tagli effettuati alla trama. Se ne pagheranno el conseguenze con i prossimi capitoli.
Erika Bergen per esempio. Appare come una presenza di cui si può fare assolutamente a meno. Non traspare assolutamente nulla del rapporto con Bloomkvist.
Il finale veramente poco concitato. Il caso Wennerstrom: inesistente, di contorno , è in realtà nel libro il punto focale.
Direi che era difficile fare un bel film …. però cosi veramente è meglio leggere il libro e stop. Non andrò a vedre i prossimi capitoli…
Finalmente una recensione online che appoggia in pieno il mio pensiero su questo film.
Io nemmeno sono riuscito a finire di vederlo tanto l’ho trovato penoso.
Ah, Io ho letto il libro!
Complimenti a Gabriele per l’acuta recensione.
Grande Michael Nyqvis, in Svezia lo incotri sull’autobus http://vivereinsvezia.com/2010/03/come-si-comporta-una-attore-di-successo-in-svezia/
E per questi motivi attendo e ho molta fiducia nel nuovo adattamento a firma David Fincher.
Sicuramente sarà migliore di questo, basta poco, e spero di venire completamente ripagato della fiducia.