Coraline e La Porta Magica, la recensione in anteprima

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Archivio • 18 maggio 2009 - 12:02 • Scritto da Gabriele Niola

Coraline e La Porta Magica, la recensione in anteprima

Una bambina che cambia città, un rapporto insoddisfacente con i genitori e un mondo ideale dal quale essere risucchiata. E' tornato Herny Selick. E questa volta in 3D.
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Coraline Poster UsaRegia: Henry Selick
Cast: Dakota Fanning, Ian McShane, Teri Hatcher, David Keith, Jennifer Saunders, Dawn French, Robert Bailey Jr., John Hodgman
Durata: 101 minuti
Anno: 2009

Invito tutti voi burtoniani a mettere alla prova la vostra venerazione per il signore del gotico cinematografico e vedere questo Coraline scevri da pregiudizi. Si tratta di animazione stop motion dal regista di Nightmare Before Christmas su una storia scritta da Neil Gaiman. Dunque Coraline misura tutta la differenza e la distanza tra Selick e Burton mostrando, tra le altre cose, anche cosa di Nightmare Before Christmas sia imputabile a l’uno e cosa all’altro. Anche se poi non è possibile negare che Selick molte cose le mutui da Tim Burton, specialmente le soluzioni di regia come ad esempio l’uso del grandangolo quando deve mostrare il punto di vista degli oggetti che la protagonista cerca.

A mio parere Coraline è un film meraviglioso, una trasposizione riuscitissima del modo interessante e classico di raccontare di Gaiman e al tempo stesso un film toccante e raffinato, capace anche di sfruttare con sobrietà ed efficacia il 3D.
Ci sono davvero molte cose in Coraline. Gli amanti di Miyazaki non potranno non notare i molti punti di contatto con La Città Incantata: c’è una bambina sradicata dal luogo dove viveva che affronta la transizione da un contesto sociale da un altro, ci sono i genitori catturati, un gioco per ritrovarli e soprattutto il tema fondamentale dell’affermazione della propria individualità come momento fondamentale di crescita personale. A differenza di Miyazaki però Gaiman/Selick affrontano questo tema su un impianto tipicamente occidentale.

Proprio quest’ultima cosa, cioè la necessità di trovare e riconoscere il proprio specifico e la propria unicità è forse il tema più interessante. Se La Città Incantata parlava di questo attraverso la metafora del nome della protagonista (rubato, cercato e poi ritrovato) in Coraline sono molti altri elementi a parlarcene: sono i capelli tinti di blu per farsi notare e sono i guanti che la mamma non vuole comprargli (elemento che sembra trascurabile nella trama ma che non lo è assolutamente come si vedrà a storia finita) a parlarci del desiderio di non essere omologata con una raffinatezza e al tempo stesso una forza degna delle migliori cause.

Un’ultima grossa differenza con il cinema e la poetica di Tim Burton riguardo la contrapposizione tra il mondo patinato borghese e quello dark malinconico è che, sebbene anche per Selick e Gaiman il mondo dei vivi è grigio mentre quello fantastico è coloratissimio, qui il grigio non è necessariamente bene in sè e ciò che sembra pastelloso e caramelloso non è male in sè, ma in quanto nasconde il grigio.
Cioè Edward Mani di Forbice trovava che il male è nel perbenismo dei pratini all’inglese e delle mura rosa non nel gotico e grigio castello da cui viene che anzi era un’alcova d’amore paterno. Qui invece il male è sempre il grigiore che è sotto la patina di luminosità, non lo sono quindi le pastellosità in sè. Questo è Gaiman quello è Burton.

Data la presenza della grandissima Dakota Fanning come doppiatrice originale vederlo doppiato è doppiamente delittuoso.

A parte Nick Park e i suoi cartoni ironici Selick e Burton sono gli unici a realizzare stop motion di qualità oggi. Tutti e due a servizio del dark. Chi è il migliore, chi il più efficace? Qui le altre critiche.

10 Commenti a Coraline e La Porta Magica, la recensione in anteprima

  • alex scrive:

    premetto che sono un fan di tim burton (di brutto) ma dopo aver visto coraline(in inglese) mi rendo conto che il suo podio puo essere affiancato da qualcun altro.lo stile di questi film è da capogiro,specie per chi come me sa cosa vuol dire realizzare un film in stop motion(è un lavoro incredibile);non appena ho visto il trailer al cinema non cè l ho piu’ fatta a resistere.ho acquistato subito 2 action figure della protagonista che ho trovato favolosa, e ora ho visto il film che non delude assolutamente.aspetto comunque il 19 giugno per rivederlo in real 3d.selick è un grande e non avrei mai creduto di ridire questa cosa riguardo i film in stop motion che non siano opera dell Alieno burton 😉

  • Gabriele Niola scrive:

    Secondo me sarebbe da rivedere il giudizio sull’apporto burtoniano a Nightmare Before Christmas, anche alla luce del più debole La Sposa Cadavere, privo di Selick.

  • Marco scrive:

    @ a chi è piaciuto: cosa avete fumato prima del film?
    non portate i vostri bambini, non è adatto a loro, anzi a dire il vero neanche agli adulti, anzi no so che problemi abbia avuto da piccolo Henry Selick.

    Dove sono finiti i bei film di animazione come Cenerentola? biancaneve, dove c’era il romanticismo, la paura, la suspance.

  • Cristina scrive:

    Questo cartone è da denuncia, mio figlio di 6 anni ne è uscito scioccato e terrorizzato, a ancora gli incubi ora a distanza di un mese dalla visione.
    Non è adatto ai bambini, è terrificante e angosciante. Perchè non hanno impedito la visione ai minori di 14 anni???
    Ma non esiste una tutela per la psicologia dei bambini?

  • Gabriele Niola scrive:

    c’è un visto censura che il fim ha passato e la commissione che approva è composta anche da psicologi.
    Nessun’altro a parte questi due commenti ha avuto da ridire e io personalmente non l’ho trovato peggiore di altro materiale per bambini.

  • Spider-man scrive:

    Ma per favore non riesco a leggere certe cose.

    @ Marco

    Il film di Henry Selkin è tratto dal libro omonimo di Neil Gaiman che è stato scirtto per sua figlia.Quindi il regista non ha nessun problema.
    Ti ricordo che la Disney ha fatto Taron e la pentola magica.Un film DARK da paura,basta guardare il mitico Re Cornelius oppure le tre streghe sorelle.

    @ Cristina

    Signora,per favore non diamo la colpa agli altri,quando è stata lei a portare suo figlio a vedere il film.
    Ma prima di portarlo,lei ha visto qualche trailer del film,si è un pò informata???

    Ma quand’è che qui in Italia la gente inizierà a capire che non tutti i cartoni animati sono solo per bambini???

  • HalphaZ scrive:

    “Ma quand’è che qui in Italia la gente inizierà a capire che non tutti i cartoni animati sono solo per bambini???”

    è vero, però c’è ancora qualche tonno che non l’ha capito.
    Gli stessi tonni che fanno guardare Simpson, Futurama, Griffin, American Dad & Co ai propri figli piccoli.
    E nemmeno Shrek scherza.

    Ancora qualcuno non riesce a capire che non vale l’eguaglianza cartone animato = film per bambini.

    Per i genitori: leggete le trame e guardate i trailer prima di mandare i vostri figli al cinema; poi è inutile che cercate un sito di recensioni per lasciare un commento del cappero. Sono solo commenti che mostrano quanto siete distratti nel fare i genitori. Sempre secondo la mia opinione, che reputo la maggiore a buon senso.

  • laura scrive:

    il film a me è piaciuto,anche se devo ammettere che guardandolo la prima volta ho pensato che non fosse adatto per bambini,infatti i miei fratelli(9 e 12 anni) ne sono rimasti un pò impressionati.Ciò non toglie il fascino e il bel significato che Tim Burton ha voluto trasmettere…il fatto di non rifugiarci nei sogni,che a volte possono sembrare il miglior rimedio per fuggire della realtà,ma di accettare e apprezzare quello che la vita ci propone,che siano un papà che pensa solo al lavoro o una mamma che non sa cucinare..capisco perfettamente sia quelli che hanno adorato questo film,sia quelli che rimpiangono i cartoni di una volta per i loro bambini,le due posizioni ci stanno tutte e due.Non penso però che sia un segno di scarsa educazione aver fatto vedere questo film ai propri figli,perchè seppur conoscendo Tim Burton,dalla trama non si poteva assolutamente capire che genere di preoccupazioni avrebbe potuto destare in un bambino.E per chi ha criticato subito questo film,un consiglio:cerchiamo di andare al di là delle apparenze per capire anche cosa ci vuole comunicare la mente del regista,dello scrittore,del poeta o di chi sia.Sapremo apprezzare o criticare qualsiasi cosa sicuramente con più attenzione.

  • Spider-man scrive:

    @ Laura

    Coraline non è di Tim Burton.Il film l’ha diretto Henry Selick,che ha anche diretto Nightmare Before Christmas,tratto dal libro di Tim Burton.
    Mentre il libro Coraline l’ha scritto Neil Gaiman.
    Diamo a Cesare quel che è di Cesare.

  • Francesco scrive:

    sono quantomeno ridicole le lamentele che ho letto qui sopra, anch’io penso che coraline non sia affatto un film per bambini anzi… però perchè attaccare questo film? concordo sul fatto che non ci siano più i cartoni, ma primo come già stato detto documentarsi un attimo prima non fa male e ci vuole poco, secondo ma prendetevela con pokemon digimon e affiliati, secondo me sono questi cartoni che rovinano il cervello ai vostri figli altro che


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Una bambina che cambia città, un rapporto insoddisfacente con i genitori e un mondo ideale dal quale essere risucchiata. E' tornato Herny Selick. E questa volta in 3D.

Coraline Poster UsaRegia: Henry Selick
Cast: Dakota Fanning, Ian McShane, Teri Hatcher, David Keith, Jennifer Saunders, Dawn French, Robert Bailey Jr., John Hodgman
Durata: 101 minuti
Anno: 2009

Invito tutti voi burtoniani a mettere alla prova la vostra venerazione per il signore del gotico cinematografico e vedere questo Coraline scevri da pregiudizi. Si tratta di animazione stop motion dal regista di Nightmare Before Christmas su una storia scritta da Neil Gaiman. Dunque Coraline misura tutta la differenza e la distanza tra Selick e Burton mostrando, tra le altre cose, anche cosa di Nightmare Before Christmas sia imputabile a l’uno e cosa all’altro. Anche se poi non è possibile negare che Selick molte cose le mutui da Tim Burton, specialmente le soluzioni di regia come ad esempio l’uso del grandangolo quando deve mostrare il punto di vista degli oggetti che la protagonista cerca.

A mio parere Coraline è un film meraviglioso, una trasposizione riuscitissima del modo interessante e classico di raccontare di Gaiman e al tempo stesso un film toccante e raffinato, capace anche di sfruttare con sobrietà ed efficacia il 3D.
Ci sono davvero molte cose in Coraline. Gli amanti di Miyazaki non potranno non notare i molti punti di contatto con La Città Incantata: c’è una bambina sradicata dal luogo dove viveva che affronta la transizione da un contesto sociale da un altro, ci sono i genitori catturati, un gioco per ritrovarli e soprattutto il tema fondamentale dell’affermazione della propria individualità come momento fondamentale di crescita personale. A differenza di Miyazaki però Gaiman/Selick affrontano questo tema su un impianto tipicamente occidentale.

Proprio quest’ultima cosa, cioè la necessità di trovare e riconoscere il proprio specifico e la propria unicità è forse il tema più interessante. Se La Città Incantata parlava di questo attraverso la metafora del nome della protagonista (rubato, cercato e poi ritrovato) in Coraline sono molti altri elementi a parlarcene: sono i capelli tinti di blu per farsi notare e sono i guanti che la mamma non vuole comprargli (elemento che sembra trascurabile nella trama ma che non lo è assolutamente come si vedrà a storia finita) a parlarci del desiderio di non essere omologata con una raffinatezza e al tempo stesso una forza degna delle migliori cause.

Un’ultima grossa differenza con il cinema e la poetica di Tim Burton riguardo la contrapposizione tra il mondo patinato borghese e quello dark malinconico è che, sebbene anche per Selick e Gaiman il mondo dei vivi è grigio mentre quello fantastico è coloratissimio, qui il grigio non è necessariamente bene in sè e ciò che sembra pastelloso e caramelloso non è male in sè, ma in quanto nasconde il grigio.
Cioè Edward Mani di Forbice trovava che il male è nel perbenismo dei pratini all’inglese e delle mura rosa non nel gotico e grigio castello da cui viene che anzi era un’alcova d’amore paterno. Qui invece il male è sempre il grigiore che è sotto la patina di luminosità, non lo sono quindi le pastellosità in sè. Questo è Gaiman quello è Burton.

Data la presenza della grandissima Dakota Fanning come doppiatrice originale vederlo doppiato è doppiamente delittuoso.

A parte Nick Park e i suoi cartoni ironici Selick e Burton sono gli unici a realizzare stop motion di qualità oggi. Tutti e due a servizio del dark. Chi è il migliore, chi il più efficace? Qui le altre critiche.

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