Valérie, Diario di una Ninfomane, la recensione in anteprima

Scritto il 30 aprile 2009 @ 13:19 da Gabriele Niola in

Nonostante tutto il baccano e i tentativi disperati di essere etichettato come film “trasgressivo” siamo di fronte alla più ordinaria delle morali borghesi

Valérie - Diario di una ninfomane Poster ItaliaRegia: Christian Molina
Cast: Geraldine Chaplin, Ángela Molina, Belén Fabra
Durata: 93 mintui
Anno: 2009

E’ vero che c’è sempre molto moralismo in giro come è vero che c’è sempre qualcuno pronto ad indignarsi per qualsiasi cosa, tuttavia non comprendo cosa ci sia di devastante in Valérie, Diario Di Una Ninfomane se non la noia.

Il film, tratto dal libro omonimo che dovrebbe essere tratto dalla vita dell’autrice, si propone di raccontare oltre alla vita anche i costumi sessuali liberi di una donna anticonformista alla fine del secolo. Una ninfomane appunto, ma fiera di esserlo che non si sente una donna da poco solo perchè ricerca il piacere sessuale con metodo e che rivendica per sè quell’autonomia che gli uomini storicamente hanno in termini di ricerca di sesso disimpegnato.

Tutto questo lo stesso film (e dunque suppongo lo stesso libro) lo riassume più volte nella frase “Se un uomo va con molte donne è un macho, se una donna va con molti uomini è da disprezzare”, si tratta palesemente della base teorica del film e del presupposto che vuole scardinare.
Ci si chiede però come una simile polemica ormai ampiamente metabolizzata dal pubblico possa ancora davvero sconvolgere. Il film sembra vantarsi dell’avere il coraggio di sostenere l’ipotesi della maggioranza. Forse in qualche paese più conservatore di uno stato mediamente conservatore come il nostro tale morale potrebbe essere assolutamente innovativa, ma un pubblico di città come può rimanere sconvolto da tali idee?

E parlo di rimanere sconvolti perchè il film stesso di propone come “trasgressivo” anche se non c’è nulla di tale. Non c’è sesso esibito in maniera eccessiva (il divieto non è nemmeno ai minori di 18 ma a quelli di 14), non c’è una visione di mondo così radicale da rivoltare le certezze di chi guarda, nè un attacco serio ed efficace alla morale borghese, che ormai ha ampiamente metabolizzato i cambiamenti di costume.

Si dovrebbe invece parlare di una trama stiracchiata e poco plausibile che tira in ballo di continuo velleità di poesia nei dialoghi che poi non sono tali sullo schermo, di uomini calabresi che “sanno di mediterraneo” e spietati amanti possessivi, di esperienze sessuali traumatiche e un periodo di lavoro in un bordello d’alta classe a contatto con perversioni da tinello. Tutto poi per culminare in una ricerca di amore stabile e sicurezze affettive che appartengono all’immaginario femminile da secoli.
Non che si debba per forza fare un film porno, basta non spacciarsi per opera trasgressiva quando non lo si è per nulla.

Qualcuno si è sentito toccato nel profondo dal modo in cui il film mostra le possibilità di una nuova morale femminista? E’ vero femminismo? Qui le altre critiche

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