State of Play: Screenweek intervista il regista Kevin Macdonald!

Scritto il 26 aprile 2009 @ 10:40 da peter in

L’abbandono di Brad Pitt, e dal caos arriva la fortuna di ingaggiare i due attori giusti: Russell Crowe e Ben Affleck. Il regista ci racconta tutto, anche la sua Washington D.C. tutt’altro che rose e fiori…

Benvenuti a Washington D.C. siete morti! Comincia così State of Play – il nuovo thriller della Universal, ispirato ad una serie televisiva della BBC – con l’omicidio di un ladruncolo in piena notte. Qualche ora dopo, Sonia Baker, giovane assistente del Deputato Stephen Collins (Ben Affleck) verrà trovata morta sui binari della metropolitana… è stata una disgrazia? È stato un suicidio? È stato un omicidio?… toccherà al giornalista Cal McCaffrey (Russell Crowe) far luce sulla morte della ragazza… c’è solo un problema: Cal è stato in passato il migliore amico di Stephen… riuscirà ad essere professionista nonostante il conflitto d’interessi? Ad aiutarlo ci sarà Della Frye (Rachel McAdams), giovane recluta del Washington Globe che lo affiancherà nell’indagine… ma cosa succede quando i giornalisti capiscono che le due morti potrebbero essere collegate??

La pellicola arriverà sugli schermi dal 30 aprile, noi di ScreenWeek abbiamo intervistato il regista Kevin Macdonald.

Il suo film parla dei complotti sulla privatizzazione dell’esercito. Come mai la scelta di questo argomento?
Prima di tutto voglio sottolineare che la cospirazione di cui si parla nel film è assolutamente vera. Tutto è basato sui fatti. Nel film giravo la scena in cui un ex militare rivela tutto quanto a Russell Crowe… e proprio accanto a me sedeva un membro del Senato americano: un repubblicano, amico di Bush e amante del cinema. Alla fine della scena, si è girato verso di me e ha detto: “Certamente è un po’ esagerata!”. Quando giravamo il film era ancora il 2008, ma sapevamo bene che ci sarebbe stato un cambio di governo. Il personaggio di Ben Affleck è un democratico che crede profondamente nell’esercito ed è convinto che una volta al potere i democratici metteranno fine a questa privatizzazione. In realtà non lo fanno, anzi c’è proprio il bisogno che continui, perché gli americani devono rimanere in Afghanistan e Iraq, e quindi è meglio che muoiano i mercenari invece dei soldati di cui dovrebbero assumersi la colpa!

Lei ha dichiarato che le divergenze creative con Brad Pitt (inizialmente ingaggiato nel ruolo di Crowe) sono esplose perché avevate due concezioni diverse del film. Qual era l’idea di Brad del film?
Se solo lo sapessi! (ride). Brad voleva un film più fedele alla serie televisiva. Un film che durasse tre ore. Questo nostro film non è fedelissimo, direi che è piuttosto ispirato alla serie. Brad doveva interpretare il ruolo del giornalista e ha mollato il progetto qualche settimana prima delle riprese: nonostante il panico iniziale, sono stato estremamente fortunato. Era stato Brad a volermi e, nel momento in cui se n’era andato, ho scelto gli attori che volevo e che secondo me erano perfetti. La differenza tra Brad Pitt e Russell Crowe è che quando incontri Russell riesci presto a vedere il personaggio: lui lo porta subito in vita. Brad Pitt, invece, è prima di tutto una star hollywoodiana ed è più difficile vederlo come personaggio prima che come star.

E per quanto riguarda Ben Affleck che ha sostituito Edward Norton?
Ben Affleck ha una certa qualità alla Kennedy. E poi aveva anche tanto interesse nella politica, questo lo rendeva perfetto per la parte. Mi piace molto vederlo insieme a Russell Crowe: Ben è molto telegenico, mentre Russell ha un look un po’ trasandato!

La serie televisiva originale era ambientata tra Londra e Manchester, ci racconti, invece, le sue riprese a Washington D.C….
Ho cercato di far vedere quella che è la vera Washington D.C. e non solo quella che vedete in The West Wing. Una città che ha moltissimi problemi: c’è discriminazione razziale, un diffusissimo uso di droghe e c’è uno dei più alti tassi di omicidi negli USA. Invece, dovete sapere che uno dei vantaggi di lavorare con Brad Pitt era che la produzione era totalmente al suo servizio ed è per questo che ci hanno subito concesso di costruire un enorme set da milioni di dollari: si trattava della redazione del giornale. Quando Brad è andato via, il set è rimasto! Era meraviglioso! L’avevo fatto costruire dopo aver visitato la vera redazione Washington Post.

Qual è l’elemento a cui avete rinunciato di più in questa trasposizione dalla serie televisiva al grande schermo?
Nella serie Tv, il giornalista era un uomo innamorato della moglie del politico e aveva con lei una relazione segreta. Noi non avevamo il tempo di mostrare tutta questa storia. Il nostro film si apre con la loro storia già chiusa; questo ci ha permesso di inserire nel personaggio un certo senso di colpa nei confronti del suo amico. Cal si sente colpevole e per la prima volta nella sua storia professionale abbandona la sua professionalità di attenersi ai fatti e cerca di aiutare l’amico. Si tratta di un personaggio umano che abbandona la sua etica di giornalista… arriva perfino alle minacce per proteggere il suo amico.

Cliccate qui per vedere il trailer di State of Play.

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