State Of Play, la recensione in anteprima

Pubblicato il 09 aprile 2009 di Gabriele Niola

State of Play Poster USARegia: Kevin Macdonald
Cast: Rachel McAdams, Ben Affleck, Russell Crowe, Jason Bateman, Robin Wright Penn, Jeff Daniels, Helen Mirren
Durata: 118 minuti
Anno: 2009

Hollywood ha una lunga tradizione di thriller politici, film che ambientano storie di intrighi e misteri a Washington andando a rimestare con l’attualità. Si tratta del modo in cui gli americani indagano su se stessi, non tramite inchieste vere (come è capitato al cinema italiano) ma tramite fatti di finzione che rappresentano il sentire comune in un dato momento nei confronti della politica, delle istituzioni e dei media.

Anche prima di Tutti Gli Uomini Del Presidente questo genere è stato molto praticato ma il film di Pakula ne ha definito gli standard estetici e di racconto che ancora sono validi e che si ritrovano anche in State Of Play, film che prende le mosse da un’omonima serie per la televisione britannica senza necessariamente ricalcarne tutta la struttura.
Russel Crowe è un cronista d’assalto vecchio stampo del Washington Post mentre Rachel McAdams è una nuova leva che lavora ai blog del giornale. Il primo disprezza la seconda ma sarà costretto a collaborare con lei su una storia che intreccia fatti scabrosi della vita privata di un politico suo amico (argomento del blog) e omicidi per motivi di droga (argomento del cronista). Il politico è Ben Affleck.

Il film dunque prende le mosse palesemente dal mondo del giornalismo per mostrare i legami con la politica e affermarne in fondo l’indipendenza e l’importanza di fronte come al solito ad un sistema corrotto. Rispetto al solito però il film è decisamente più speranzoso, in questo è decisamente più obamiano, cioè appartiene ad un nuovo corso per il quale la politica è sempre quella passibile di corruzione, ma in fondo la speranza in un domani migliore è più viva che mai.

L’intreccio, che solitamente è la cosa più dura di questo genere, si lascia seguire con scorrevolezza ed appassiona. Kevin Macdonald è molto abile nel mantenere costantemente vigile l’attenzione dello spettatore giocando con il sistema aspettativa-svelamento. I colpi di scena sono prevedibili quel tanto che basta per instillare il dubbio e scatenare la tensione, così che ad ogni scoperta corrisponda un nuovo obiettivo. La trama è davvero un congegno ad orologeria.
Certo il ritmo non è quello del cinema d’azione o del thriller puro ma il genere ha le sue regole.

Siamo più onesti noi che nei nostri film inchiesta non esitiamo a dipingerci nella maniera peggiore o gli americani, che utilizzando invenzioni narrative pure sciolgono i drammi reali? Qui gli altri pareri.

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