Complici del silenzio, la recensione in anteprima

Scritto il 8 aprile 2009 @ 10:31 da Gabriele Niola in

Il tema dei desaparecidos affrontato in un film ambientato alla fine degli anni ’70 nel turbolento periodo dei mondiali di calcio d’Argentina.

Complici del silenzio Poster ItaliaRegia: Stefano Incerti
Cast: Alessio Boni, Giuseppe Battiston, Florencia Raggi
Durata: 100 minuti
Anno: 2009

Prima di andare a vedere Complici del silenzio occorre chiedersi cosa cerchiamo e cosa pretendiamo da un film d’impegno sociale, cioè un film che cerca innanzitutto di raccontare una storia dai risvolti politici, informativi e storici importanti. Occorre chiedersi quanto siamo disposti a “cedere” in termini di godibilità filmica di fronte alla necessità di veicolare contenuti importanti. Si tratta di un rapporto e di una decisione che cambia di spettatore in spettatore.

Purtroppo occorre chiederselo perchè raramente ad un tema importante corrisponde un film ben fatto e degno di questo nome, la regola sembra essere che l’esigenza di raccontare con dovizia di particolari o di documentare con precisione superi le esigenze “finzionali” di cui si nutre un film.
Complici del silenzio è sicuramente un buon esempio di tutto ciò poichè riesce in un certo senso a mascherare l’esigenza di documentazione dietro molti artifici narrativi tipicamente cinematografici e più “spettacolari”, quelle strategie che rendono una storia godibile e che non inficiano la comprensione delle problematiche ad essa legata.

Ci si lamenta spesso di come noi italiani in particolare affrontiamo la questione nel nostro cinema più recente e a tal proposito si può dire che il film di Stefano Incerti pur non brillando da nessun punto di vista si eleva sopra la mediocrità del contesto.
Il racconto di un giornalista sportivo italiano inviato in Argentina per i mondiali del ’78 e poi coinvolto nei rapimenti e nelle sparizioni politiche è infatti innestato in un contesto narrativo buono e non eccessivamente stereotipico che, pur facendo le sue concessioni ad un immaginario e un’estetica spesso da fiction, lo stesso riesce ad intrattenere con un minimo di gusto e scorrevolezza.

Se poi davvero cercate un film che sappia avvincervi in pieno e vi importa poco del tema trattato allora Complici del silenzio non fa per voi. Si rivolge ad un pubblico chiaramente interessato a certi temi e che ha già una sua idea in testa. Il film infatti non ricerca la complessità o l’ambiguità della realtà ma mostra un unico punto di vista e divide il mondo in buoni, cattivi e cattivi disperati. Non cerca di farvi delle domande ma conferma le idee preconcette e già condivise aggiungendo solo particolari.

Quanto è giusto di fronte alla nobiltà del tema sacrificare delle esigenze finzionali? Ci sono autori che sanno farlo meglio o peggio? Qui il parere del resto della critica.

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