Louise Michel, la recensione in anteprima

Scritto il 25 marzo 2009 @ 16:13 da Gabriele Niola in

Trova una distribuzione italiana uno dei film più divertenti, stralunati e intimamente convincenti passati all’ultimo Festival del Film di Roma

Regia: Gustave de Kervern, Benoît Delépine
Cast: Yolande Moreau, Bouli Lanners, Mathieu Kassovitz, Albert Dupontel
Durata: 90 minuti
Anno: 2008

Si è distinto all’ultimo Festival Del Film di Roma come uno dei film più strani della manifestazione, una commedia che quasi è un film comico (il confine è labilissimo) dove i protagonisti sono un uomo che in realtà è una donna e una donna che in realtà è un uomo, soci alla ricerca di un direttore da uccidere.

Succede che alla chiusura improvvisa di uno stabilimento industriale in cui lavorano solo donne, le impiegate ora senza lavoro si riuniscono per decidere cosa fare con le loro liquidazioni. Alla fine tra mille proposte costruttive vince quella di usare i loro risparmi per assoldare un killer che uccida il direttore. Peccato che in una grande azienda non è mai facile capire chi sia il vero direttore.

Louise Michel è divertentissimo e in una maniera che raramente si vede. A voler cercare a tutti i costi un referente cui paragonarlo si può dire che ricorda il mondo grottesco, caricaturale e intimamente spietato di Fantozzi. Una visione sprezzante dell’umanità che prende forme più rarefatte e raffinate del nostro impiegato ma che ugualmente esagera per raccontare l’ordinario.
Un modo di filmare e concepire un film possibile solo in irreplicabile altrove. La grandezza del duo Delepine-de Kervern infatti sta proprio nel concepire moltissime strategie di messa in scena che rendano davvero divertenti le loro assurde trovate. E’ un procedimento molto tecnico che non parte da trovate fulminanti o battute esilaranti come solitamente capita ai comici di professione ma che lavora sui meccanismi cinematografici per introdurre la risata in un racconto che in sè non la prevederebbe.

Come si capisce la trama è un gigantesco attacco al capitalismo che viene perpetrato attraverso l’arma della violenza e della disperazione. Sono gli stessi autori a fornire la facile chiave di interpretazione del film. Louise Michel (locuzione derivata dai nomi dei due protagonisti) è infatti anche il nome di un noto anarchico della storia francese che tentò anche di rovesciare il governo.

Film di nicchia per la sua stranezza o opera pronta anche per il grande pubblico in virtù della straripante comicità? Qui tutti i pareri

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3 commenti su “Louise Michel, la recensione in anteprima”

Feed dei commenti di questo post

  • francesco scrive:

    di straripante comicità non ne ho vista. qualche sorriso iniziale “in fiducia”, del tutto insignificante rispetto al carico di cattivo gusto che il film dispensa a piene mani. mi sono sentito rincuorato nel vedere che la mia reazione non è stata molto diversa da quella degli altri presenti… che evidentemente come me non hanno saputo cogliere il lato spassoso di una malata terminale che uccide per poi suicidarsi o altre trovate graziose di questi geniali cineasti. mah…
    ps.: louise michel era una anarchica, non un anarchico. sicuro di avere visto il film?

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  • cava scrive:

    E’ evidente che chi ha scritto questa recensione il film non l’ha visto…o l’ha visto cmq molto male…
    Come è già stato fatto notare l’anarchico era donna, non si ride se non per fiducia nei primi 25 secondi, e il film è cmq geniale, ma dire che si tratta di un’accusa al capitalismo mi sembra alquanto riduttivo… Credo che il tema piu importante e fondamentale trattato nel film sia l’annullamento dei normali schemi mentali/sociali, per evadere infine dalla stereotipata ghettizzazione che la società impone. E per farlo bisogna, a volte, essere cinici, ma non perchè lo si vuole essere, semplicemente perchè per evadere dagli schemi sociali bisogna evadere un po’ dalla nostra forma umana, dal nostro perbenismo e dall’ipocrisia che ci contraddistingue. E scene forti come quella dell’ospedale o dell’uccisione del bambino alla fine del film, sono fondamentali per capire questo concetto, che non arriva in maniera immediata, ma segue a un momentaneo ribrezzo istintivo, che scompare dopo aver carpito la chiave del film. Ci sono svariate allegorie nel film che riguardano un po’ il capitalismo, un po’ vari stereotipi nazionali francesi… In conclusione, il film è geniale e ben fatto. Ma lo si capisce solo dopo averci riflettuto su a fine film.

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  • deni scrive:

    sono d’accordo col commento di francesco

    soprattuto mi sembra che il film faccia una grande confusione
    legando l’anarchia e la giusta ribellione all’ingiustizia, alla violenza e alla dissociazione

    non si rende un grande omaggio all’anarchia nè alle altre pratiche di rifiuto delle derive del capitalismo
    associando la necessaria e urgente critica sociale e politica unicamente alla malattia, al disagio e alla violenza
    abracciata collettivamente e acriticamente come unica via di una misera e inutile vendetta (non c’è infatti nessuna finalità rivoluzionaria o di cambiamento dietro la scelta delle operaie)…trovo sottilmente sospetto che la decisione venga unanime da un gruppo di donne

    dietro l’ispirazione grottesca il film presta il fianco a troppe profonde ambiguità sui temi trattati
    anche sui temi della sessualità una confusa e poco sensibile approssimazione

    mi dispiace,,,andata a vederlo con le migliori intenzioni, ne sono rimasta profondamente delusa

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Commenti

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