Io & Marley, la recensione in anteprima

Scritto il 2 marzo 2009 @ 09:21 da Gabriele Niola in Recensioni, Visti un po' prima

Io & Marley poster ItaliaRegia: David Frankel
Cast: Jennifer Aniston, Owen Wilson, Haley Bennett, Dylan Henry, Nathan Gamble, Branden Frishman, Alan Arkin, Kathleen Turner
Anno: 2009

Nonostante possa sembrare l’ennesimo film a tema canino che invade le nostre sale dopo Beverly Hills Chihuahua e Hotel Bau, Io & Marley è decisamente qualcos’altro. Qualcosa di molto meglio.
Parlo da non cinofilo, e quindi da soggetto che può considerarsi tra gli ultimi a lasciarsi coinvolgere in una storia d’affetti umani/cani, nonostante il mio status però a furia di semplicità Io & Marley è riuscito a fare breccia anche dentro di me.

La storia è molto basilare, una coppia decide di sposarsi, di trasferirsi e prima di fare il grande passo e avere dei figli prende un cane. Poi avranno dei figli, cambieranno città e tutte altre cose assolutamente ordinarie. Niente tradimenti iperbolici, niente intrecci complessi, niente crisi matrimoniali insolvibili o sentimenti esasperati. L’incredibile forza di Io & Marley è di parlare di umanità attraverso la storia di due persone che non hanno nulla di eccezionale ma sono ritratti magnificamente.

In tutto questo il cane del titolo è un elemento portante, è l’elemento in base al quale tutto il loro mondo si misura. Di tutto il racconto è la parte più iperbolica: si tratta di una bestia vorace, grande, grossa, disubbidiente, inarrestabile, incontenibile, facilissima da odiare ma comunque sempre amata.
Il senso dello scorrere del tempo, del mutare, del doversi adattare e tutto quanto comporti una vita insieme è vissuta con la metafora del cane, dei suoi problemi, delle sue esigenze e dei guai che comporta e a lui sono associati i momenti più emotivi, più intimi e riflessivi.

Peccato davvero per un finale eccessivamente sentimentale (quando il resto del film non lo è mai palesemente) ed eccessivamente tirato per le lunghe. Una fine secca sarebbe forse stata più adatta ad un film che ha proprio nell’asciuttezza di linguaggio (che non vuol dire mai semplicità) il miglior pregio.
Per temi, ritmo ed esiti forse è più un film da fruizione casalinga che cinematografica (e la cosa non suoni come un declassamento!), ma rimane comunque una sorpresa piacevolissima.

Il regista David Frenkel si era già fatto notare per l’abilità con cui aveva diretto una commedia sentimentale come Il Diavolo Veste Prada, ma qui fa un salto in avanti. Io & Marley sembra quasi un film francese per come affronta i sentimenti e le situazioni e adatta l’omonimo libro scritto dal protagonista della storia con una pregnanza ed una capacità che impressionano.
Impressionante anche il casting. Jennifer Aniston e Owen Wilson, lontani da ogni divismo, riescono a rendere credibile il fatto di essere una coppia media americana.

Per i cuori di pietra che non si sono lasciati prendere da questa storia che va dritta all’essenza delle cose senza perdere tempo in sentimentalismi ci sono tutte le altre recensioni qui.

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7 commenti su “Io & Marley, la recensione in anteprima”

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  • ally scrive:

    Ovviamente non ho visto ancora il film, quindi potrei anche sbagliarmi, ma questa opinione “Peccato davvero per un finale eccessivamente sentimentale (quando il resto del film non lo è mai palesemente) ed eccessivamente tirato per le lunghe. Una fine secca sarebbe forse stata più adatta ad un film che ha proprio nell’asciuttezza di linguaggio (che non vuol dire mai semplicità) il miglior pregio.” non la condivido, il finale non può che essere sentimentale, eccessivamente anche, e la “lungaggine” è presente pure nel libro e non potrebbe essere diversamente, non si può trattare quell’argomento in 5 minuti, ma anzi per fare capire ai non cinofili cosa si prova è giusto raccontarlo nel dettaglio.

  • la somiglianza al libro non è un’imposizione se una cosa al cinema funziona meglio se è più breve la si deve fare più breve, in fondo mica stai traducendo pedissequamente il libro…
    Capisco il tuo punto di vista ma secondo me la cosa era già di suo molto tragica perchè il rapporto viene costruito bene lungo tutto il film e arrivati a quel punto bastava davvero poco. Il resto del tempo si ripercorre la medesima strada, cioè non aggiunge pathos o altri elementi, non aggiunge dramma, solo continua a girare in tondo a mio parere.
    Quando poi lo vedi sono curioso di sapere se continui a pensare che tutti quei minuti siano necessari.

  • Federico scrive:

    la lungaggine a mio avviso CI STA… praticamente ho pianto ininterrottamente per tutta la mezz’ora finale!
    Film sorprendente…

  • non so io ad un certo punto dopo la compassione ho smesso ma loro sono andati avanti un bel po’ con l’agonia…..

  • ally scrive:

    Sì è vero, non devono per forza rifare TUTTO come nel libro.
    Appena vedo il film, ti dico. Bella recensione cmq. ;)

  • ally scrive:

    L’ho finalmente visto, mi è piaciuto tantissimo.

    Quando ho letto il libro non ho prestato molta attenzione alla vita privata del giornalista e della moglie, mentre vedendo il film mi è piaciuto come hanno evidenziato questo aspetto della vita, che è un aspetto che riguarda tutte le persone, scelte da ponderare, decisioni rimandate, occasioni perse.
    Bello davvero.

    Per quanto riguarda la parte finale del film non l’ho trovata eccessivamente sentimentale ne eccessivamente tirata per le lunghe, anzi, al contrario, (forse chi non ha mai avuto un cane nn può capire), secondo me è stato trattato fin troppo velocemente questo argomento però è stato trattato in modo corretto, è veramente così che succede quando si avvicina quel momento, piano piano tutto cambia, arriva la consapevolezza, l’angoscia, si comincia a realizzare quello che dovrà inevitabilmente accadere, e sopratutto ancora una volta ci trova davanti ad una decisione da prendere…

    Lo consiglio.

  • recenso scrive:

    Anche io ho preferito il finale lungo, può sembrare prolisso e retorico ma quando si cresce un quattrozampe e poi succede quel che succede nel film e devi prendere quelle decisioni è davvero straziante, doveva mostrare quanto Marley era entrato nel cuore nonostante fosse stato adottato per un motivo futile

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