Il Caso Dell’Infedele Klara, la recensione in anteprima

Scritto il 23 marzo 2009 @ 16:18 da Gabriele Niola in Recensioni, Visti un po' prima

Il caso dellinfedele Klara Poster ItaliaRegia: Roberto Faenza
Cast: Iain Glen, Laura Chiatti, Claudio Santamaria, Kierston Wareing
Anno: 2009

Si potrebbero dire molte cose dell’ultimo film di Roberto Faenza. Si potrebbe dire che è noioso, che è pretenzioso, che confonde movimento intellettuale con nozionismo, che è stantio, che è ripetitivo e che si basa sull’accostamento di continui clichè (ancora la scena dell’uomo tempestato di telefonate che esaurito risponde arrabbiato e poi scopre che a chiamarlo quella volta è un’altra persona!!) ma in realtà Il Caso Dell’Infedele Klara è solo incredibilmente ingenuo perchè crede davvero che quel modo di raccontare abbia senso e che il pubblico non ne riconosca la puerile pochezza.

Faenza nel parlare del film non esita a tirare in ballo il bellissimo El di Luis Buñuel e ad autoanalizzare il proprio cinema come fosse un soggetto terzo. Un atteggiamento non nuovo nel regista di I Vicerè e I Giorni Dell’Abbandono come non nuove sono state le molte risate in sala in scene nelle quali non erano previste.

Il film prende le mosse dall’opera omonima di Michal Vieweg ed è ambientato a Praga perchè il regista fa la scelta (anche interessante) di non tradurre tutto per il contesto italiano ma di trattare quella materia a partire da dove inizialmente si trovava. Come effetto collaterale della coproduzione però Claudio Santamaria e Laura Chiatti si doppiano mettendo in risalto non solo la propria pochezza da doppiatori e la noncuranza della produzione (incredibile che nessuno abbia fermato o educato la Chiatti) ma soprattutto la cattiva direzione che hanno subito. Basterebbero le scene in cui i protagonisti fanno gli ubriachi a rendere superflua qualsiasi altra spiegazione.

Non che poi non manchino le velleità. Nel raccontare di uomini ossessionati dalla gelosia e di investigatori da loro incaricati Faenza sembra riflettere quasi per dovere sui soliti temi alti del tipo “La fotografia e il video sono in grado di riportare la verità?” senza chiaramente giungere ad una sintesi (non dico ovviamente una risposta, ma una sintesi, un’idea!) e senza aggiungere nulla ad un dibattito vecchissimo.

Che poi si potrebbe anche lasciar correre questi film senza troppo astio, lasciargli fare la loro vita in sala (probabilmente breve, dato che il pubblico è di gran lunga più cattivo del più cattivo dei critici), se non fosse che poi compare quel cartello del Ministero Dei Beni Culturali che provoca sempre una fitta allo stomaco e una al portafogli.

Sono io che sono prevenuto o questo film non riesce ad essere intellettuale e nemmeno ad essere immediato? Qualcuno si sente colpito o coinvolto dal discorso sulla gelosia fatto? Qui tutti i pareri.

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