Regia: Volfango De Biasi
Cast: Laura Chiatti, Giulia Steigerwalt, Nicolas Vaporidis, Aurelien Gaya, Gabriele Lavia
Durata: 100 minuti
Anno: 2009
Non che non si possa rifare Otello, diciamolo subito, e nemmeno che non si possano adattare i grandi classici ad un cinema popolare, centrato più sulla trama che su altro. Anzi! Forse le opere di Shakespeare sono le più adatte ad un simile lavoro perchè dotate di intrecci formidabili e archetipici al tempo stesso, opere così forti da resistere anche alle molte storpiature. Ma De Biasi ce l’ha messa tutta.
Iago tenta un’opera di riscrittura ispirandosi (con vaghezza crescente a mano a mano che ci si approssima al finale) all’Otello originale per parlare di ambizione. E’ Iago la vittima in questa visione del dramma, perchè amava Desdemona e Otello gli ha soffiato donna e ambizioni professionali.
Una variazione sulla carta interessante per una dinamica nei secoli diventata anche abbastanza trita. Ma il grande errore del film è di prendersi eccessivamente sul serio e di puntare troppo in alto. De Biasi vuole tirare le fila del senso stesso dell’essere ambiziosi come Shakespeare faceva con la gelosia. Iago distrugge tutto per amore di Desdemona e di se stesso, per rabbia e per desiderio di aspirazione sociale (tutti fanno architettura ma al contrario degli altri Iago è povero e idealista, è più bravo degli altri, lo sa e intende arrivare in alto).
Se non bastassero dei presupposti eccessivamente ambiziosi ci si mette la realizzazione a creare dei veri problemi. Un film recitato tanto male quanto Iago non lo si vedeva da tempo e la scelta luhrmaniana di contaminare la sceneggiatura moderna scritta per l’occasione con un linguaggio aulico e alcune frasi o richiami al copione originale è deleteria in questo senso. Nemmeno Gabriele Lavia si salva nello sconcerto generale.
Volfango De Biasi predilige le metafore (anch’esse spesso prese dal Romeo + Juliet di Luhrmann come la festa in maschera) e caricando la messa in scena di simboli, ma ognuno di questi è ripreso e trattato con un’enfasi esagerata che ne rivela l’inconsistenza di fondo.
La composizione delle inquadrature è spesso disarmante, gli attori sembrano disposti casualmente e ignari di come e dove debbano posizionarsi. Il montaggio, specialmente nei dialoghi e quindi nel classico campo/controcampo, è assolutamente dilettantesco e non si capisce come mai nessuno abbia fatto qualcosa per impedirne l’approvazione finale.
Neanche la colonna sonora si salva. Incerta tra sottolineature drammatiche e autoironia la musica è usata in uno dei modi peggiori che si ricordino.
Normale a questo punto che dati simili presupposti ogni cosa risulti ridicola. Vaporidis che elogia la propria intelligenza parlando tra sè e sè, i vestiti palesemente caricaturali, i molteplici finali (ma chi ha approvato??), i mantelli che svolazzano nella notte e tutta quell’aria da trasgressione da tinello che pervade il film.
L’hai trovato molto meglio della solita rivisitazione teatrale di Shakespeare? Hai trovato Vaporidis e la Chiatti plausibili? Anche con quelle parole in bocca? Avrai un bell’argomentare qui per far valere le tue idee.
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Concordo su quasi tutto tranne che su Lavia e su alcuni attori comprimari, Rodrigo in primis… per il resto, lasciamo a Luhrmann quello che è di Luhrmann ed evitiamo tentativi simili in futuro, grasssssssssie.
no secondo me nel disastro generale si perdono tutti. chi esagera, chi sottrae, chi tenta la carta del teatro ecc. ecc.
Io ormai leggo le tue recensioni solo per la frase finale, davvero, un grande: “L’ha trovato molto meglio della solita rivisitazione teatrale di Shakespeare? Hai trovato Vaporidis e la Chiatti plausibili? Anche con quelle parole in bocca? Avrai un bell’argomentare qui per far valere le tue idee.”
dunque,a rischio di venir linciata: io sono in quasi totale disaccordo con cio’ che scrivi..
Il film sostanzialmente mi e’ piaciuto (visto in conferenza stampa dato che scrivo di cinema per un quotidiano, tu, se posso, lo hai visto davvero il film?)
La festa in maschera non mi pare proprio una metafora (e di che poi??), non ho visto questi “simboli ripresi e trattati con un’enfasi esagerata che ne rivelano l’inconsistenza di fondo” (che significa??).
La “composizione delle inquadrature” (ma che vuol dire? il montaggio?la fotografia?le sequenze? cosa??) non mi e’ mai parsa disarmante, forse qualche grossolaneria nel montaggio ma niente di cosi’ fastidioso per un film commerciale.
Gli attori mi hanno sorpresa, la chiatti e’ una bellissima desdemona, Vaporidis e’ un attore di grido che mi pare molto cresciuto artisticamente e che deve ancora studiare molto, e soprattutto gli altri attori giovani, capitanati da un ottimo lavia, li ho trovati tutti degni di nota.
“la musica e’ usata in uno dei modi peggiori che si ricordino”? e perche’?? anzi, penso il contrario, trovo che spesso aiuti il film quando inciampa in alcuni dialoghi eccessivamente lunghi e troppo elaborati..promossa la musica a pieni voti. E poi che cosa c’e’ da continuare a chiedere ” chi ha approvato?”…chi dovrebbe essere??
Ecco, questo penso, accetta queste parole senza polemica di una “collega” sicuramente molto piu’ anziana di te ma che ancora si diverte a scriver di cinema su blog semisconosciuti. Grazie dello spazio e buon lavoro. anna
Anche io l’ho visto in proiezione stampa e accetto e come le parole di una collega come di un lettore e vedo di chiarire meglio ciò su cui non sono stato chiaro.
La festa in maschera come in Romeo + Giulietta è la metafora esplicitata, cioè entrambi i film sono trasposizioni di opere shakespeariane con costumi e ambienti moderni e il momento della festa è l’unico in cui i protagonisti sono vestiti in modo da ricordare un po’ di più i costumi che “dovrebbero” avere. In Rome + Giulietta la cosa era più fantasiosa (lei angelo ma lui cavaliere) mentre qui Vaporidis è proprio vestito da Iago, lei (per quanto succinta) da Desdemona e il moro è l’unico vestito in maniera leggermente più allegorica.
Inoltre gli altri simboli su cui ci si sofferma con un’insistenza esagerata sono le forzature di messa in scena, ad esempio all’inizio quando lei è in gondola e il suo volto va in trasparenza con il cielo.
Per composizione dell’inquadratura invece si intende il modo in cui gli oggetti e gli attori sono disposti nella scena e quindi sono inquadrati, è una sottocategoria della fotografia. Scegliere come comporre una scena vuol dire piazzare non solo la scenografia ma soprattutto gli attori, metterli di fronte, di lato, uno più in alto o uno più in basso. Scegliere come comporre è molto importante perchè assieme ad altre componenti della fotografia come la luce, il colore e il fuoco indirizza lo sguardo dello spettatore e stabilisce rapporti di forza (un esempio tipico è se due personaggi che parlano sono uno più alto dell’alto e dunque uno guarda l’altro dall’alto verso il basso).
Nel caso di Iago la composizione è vergognosa perchè spesso gli attori sembrano impalati e posizionati forzatamente in modi che loro stessi non comprendono, cioè se fossero liberi di stare dove vogliono magari la composizione sarebbe assurda ma loro sarebbero a loro agio, invece non è nemmeno così, spesso sembrano proprio chiedersi dove mettersi. Poi il montaggio non ne voglio parlare, mi sembra evidente che era tagliato malissimo…
La musica viene spesso usata in tono grottesco, ma poi non riesce nel suo intento. A tratti vuole stemperare e sembra una fiction di Rai1, in altri punti invece vuole sottolineare il dramma ed è quasi peggio.
E infine il “chi ha approvato?” è una domanda ovviamente retorica che mi pongo ogni volta che mi trovo a film del genere, ma anche peggiori. Mi domando come sia stato possibile che così tanti dirigenti, produttori, distributori, tecnici ecc. ecc. abbiano visionato il film prima dell’uscita e non l’abbiano fermato, non abbiano richiesto delle modifiche. Ma ovviamente la domanda come dicevo è retorica…