Regia: David S. Goyer
Cast: Odette Yustman, Gary Leonard Oldman, Carla Gugino, Cam Joslin Gigandet, Ethan Cutkosky, James Remar, Meagan Good, Atticus Shaffer, Idris Elba
Durata: 87 minuti
Anno: 2009
Paranormale. Molto paranormale. Eppure anche molto realistico, non nelle azioni ma nella ambientazioni. Il Mai Nato è un film emblematico dell’horror americano contemporaneo chiuso tra le innovazioni giapponesi (e il loro modo di “mostrare” invece che “nascondere”) e un fortissimo ancoraggio del paranormale al reale.
Non si crea mai veramente e compiutamente (se non nella sequenza finale) un universo paranormale dove tutto il visibile e il concepibile sia fantastico. Lungo tutta la pellicola ci viene continuamente ricordato come la vicenda accada nella quotidianità del mondo reale. Questo viene fatto con le ambientazioni, le scene, i luoghi, le reazioni dei personaggi, quello che fanno ecc. ecc.
Nel cinema horror tradizionale invece si parte sempre da situazioni perfettamente normali e reali in modo da inquadrare la vicenda in un contesto possibile utile poi a trascinare sempre di più lo spettatore nel turbine dell’incredibile e del fantastico (con finalità di spavento).
David Goyer invece (come molti contemporanei) insegue il mito di Rosemary’s Baby cioè di un horror attaccato ferocemente alla realtà che ci tiene a ricordarcelo di continuo.
Il risultato però come spesso accade è una difficoltà ad essere credibile. Gli eventi parasatanici, le persecuzioni extrasensoriali ecc. ecc. risultano difficili da credere e quindi la paura (quella vera, non lo spavento) stenta ad arrivare. Ogni qualvolta la regia devia un minimo dal percorso paranormale per tornare a ricordarci che tutto avviene ad una normale ragazza in una normale città, i fatti tornano ad essere assolutamente implausibili.
Non ci sono ambienti fotografati anche alla luce del giorno in maniera oscura o irreale, non ci sono musiche che contestualizzino tutto in un’altra luce o altre soluzioni simili che pieghino la realtà ad una sua visione spaventosa in grado di coinnvolgere e rendere tutto credibile.
Questo è un modo di mettere paura che poi fa da contraltare a tutto quel “mostrare” l’orrore, tutto quel mettere in scena bene, chiaramente e distintamente gli elementi della paura. Il mostro si vede e bene, perchè il regista confida nel potere dell’immagine di spaventare. Ma non sempre la fiducia è bene riposta e Il Mai Nato, sebbene a tratti suggestivo sul serio, sebbene ben scritto e ragionato (le disavventure che oggi subisce la protagonista sono una curiosa forma di espiazione di peccati e retaggi nazisti legati all’olocausto) lo stesso trova vero compimento solo nella lunga e classica sequenza d’azione finale. L’unica in cui tutto intorno agli attori sembra coerente con le finalità horror.
Hai avuto veramente paura lo stesso? Meglio questo di Rosemary’s Baby? Buona fortuna con le tue argomentazioni. Ma magari puoi trovare chi ti dia man forte qui
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