Regia: Federico Bondi
Cast: Ilaria Occhini, Dorotheea Petre, Corso Salani
Durata: 95 minuti
Anno: 2009
Cinema italiano e Romania, gli immigrati come nuova frontiera del sociale o nuovo segmento nel quale scavare per trovare e capire la società moderna e la Romania come nuovo centro delle novità cinematografiche.
Il sottoproletariato è l’unica classe ancora capace di vivere una dimensione realmente panica della vita, sosteneva Pasolini e la stessa cosa sembra sostenere l’anziana e dura signora toscana che si lascia conquistare dalla sua giovane badante rumena: “I loro baci sono sottolineati” dice ad un certo punto al figlio e sua moglie rimproverandogli di non essere capaci di simili slanci.
E lei stessa, acciaccata e debole, accompagnerà la ragazza di nuovo in Romania (che le ricorda l’Italia della sua giovinezza) per aiutarla a recuperare il rapporto con il suo fidanzato.
Nel complesso Mar Nero è un film di situazioni e sentimenti, quel genere che produciamo in abbondanza e spesso senza particolari guizzi. Ma non è questo il caso. Se di tutta la produzione che l’Italia fa in tal senso dovessimo tenere un solo film quest’anno dovrebbe essere Mar Nero.
A dirigere c’è l’esordiente Federico Bondi, bravissimo nel non essere mai protagonista pur dando una chiara impronta al film. Gioca molto con i fuoricampo, gestisce in maniera intelligente cosa mostrare e cosa suggerire senza mai azzardare giudizi o prese di posizione. Per quello che si è visto il suo non sembra un cinema immerso nel sociale, non sembra voler parlare dei rumeni per mettere in luce la loro vita e il modo in cui si inseriscono nel tessuto italiano (come invece faceva Munzi), sembra voler parlare di loro perchè in questo momento quel segmento è il più interessante.
Ma ciò che meraviglia più di tutto è come il film affianchi le diverse sequenze autoconclusive che costituiscono il racconto con grande fluidità e nonostante il conto delle battute tra le due protagoniste sia molto sbilanciato a favore di Ilaria Occhini, lo stesso il ritratto della giovane badante è il più convincente, quello che illumina il film di quella luce di cui godono tutto.
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