L’Ospite Inatteso, la recensione

Scritto il 1 dicembre 2008 @ 13:30 da Gabriele Niola in

In una storia di immigrati e di intransigenze americane verso gli stranieri si inserisce il bravissimo Richard Jenkins non protagonista da una vita che forse ora può trovare un riscatto

Lospite inatteso Poster Italia 02Regia: Thomas McCarthy
Cast: Richard Jenkins, Haaz Sleiman, Danai Jekesai Gurira
Durata: 104 minuti
Anno: 2008

Continua e anzi cresce l’amore che il cinema hollywoodiano prova per le opere indipendenti, piccole e all’europea quei film cioè dove l’attenzione non è tanto rivolta all’azione quanto ai personaggi e alle relazioni che intrattengono.

Dal Sundance Film Festival stanno sconfinando anche in altre aree del sistema-cinema statunitense pellicole “piccole” nel senso di brevi e che mettono in scena storie particolari e non particolarmente emblematiche con l’obiettivo di svelare sentimenti senza bisogno di intrecci forti.

L’Ospite Inatteso in particolar modo mette in relazione un professore universitario dalla vita monotona e grigia con la vitalità europea di due immigrati clandestini che per una storia di truffe si trovano ad abitare la casa che il professore non usa più ma che non ha effettivamente mai affittato. Tra i tre scatta un’amicizia dalla quale ovviamente sarà il professore grigio ad imparare più di tutti.

Più che in altri film quest’opera di Tom McCarthy si basa tutta sull’attore protagonista. A lui, alle sue espressioni, i suoi piccoli gesti e la sua capacità di comunicare con molto poco è spesso lasciata la soluzione delle scene, cioè il compito di comunicare.
McCarthy dunque non usa molto la sceneggiatura come non usa molto l’illuminazione o la colonna sonora. Usa invece Richard Jenkins (attore solitamente non protagonista che si è fatto notare in un’infintà di pellicole non ultima Burn After Reading) che, nonostante non sia il protagonista assoluto, riassume in sè tutto il significato di un’opera che non può dirsi pienamente completa anche se indubbiamente sa come conquistare lo spettatore.

Si perchè cambiano i paradigmi, cambiano i budget e i modelli i riferimento ma il cinema americano non dimentica la sua vocazione industriale e anche in questa nuova veste indipendente (o finta tale) agisce secondo strutture fisse e maschere tipiche.

Contenuto interessante? Consiglialo!

Commenti

Nei blog del network di Screenweek.it i commenti sono aperti a chiunque desideri contribuire alla discussione. La redazione dei blog si riserva di rimuovere senza alcun preavviso e a suo insindacabile giudizio i commenti che siano illeciti, diffamatori e/o calunniosi, volgari, lesivi della privacy altrui, razzisti, classisti o comunque reprensibili e che contengano promozioni, pubblicità o dati personali. Saranno altresì moderati i commenti "off-topic", non correlati all’argomento principale del post, o comunque provocatori e tali da disturbare la discussione senza aggiungere nulla al dibattito in corso. Per maggiori informazioni leggi la Policy di Moderazione Commenti.

Consigli per lo shopping su Amazon