The Burning Plain, la recensione

Scritto il 4 novembre 2008 @ 17:46 da Gabriele Niola in

Storie separate che lentamente convergono attorno ad un solo filo conduttore, una tema forte di sottofondo e un racconto atemporale. Arriaga stavolta dirige da solo il suo script

the Burning Plain - Il confine della solitudine Poster ItaliaRegia: Guillermo Arriaga
Cast: Charlize Theron, Kim Basinger, Jennifer Lawrence, Joaquim de Almeida
Durata: 111 minuti
Anno: 2008

Se c’è una caratteristica unica e isolabile delle sceneggiature di Arriaga (oltre a questa anche Babel, Le Tre Sepolture, 21 Grammi e Amores Perros sono sue) è la solitudine di personaggi inconsapevoli di esserlo e incapaci di vincerla, che anzi quando tentano di porvi rimedio fanno anche peggio.
Odiatissimo dalla critica ufficiale e non, specialmente quando in coppia con Iñarritu, adesso decide di portare da solo su schermo un suo scritto confezionando con Burning Plain un’opera che solo per piccoli elementi si allontana da come Inarritu trattava i suoi script (ma Inarritu comunque dirige meglio).

E’ intelligente Arriaga, conosce i suoi limiti e sa che ovviamente il punto di forza del film starà nella scrittura, così dirige senza guizzi optando per una sottolineatura cromatica delle diverse dimensioni del film (4 come gli elementi della natura) e per alcuni raccordi di montaggio che passano improvvisamente da Jennifer Lawrence a Charlize Theron per spiegare che si tratta del medesimo personaggio in momenti diversi della vita (il nome però non è lo stesso perchè negli anni trascorsi tra i due momenti lo ha cambiato).

Come sempre la volontà di raccontare una storia dotata di un intreccio forte, spiegato con abilità e senza linearità temporale, si unisce all’altra idea tipica di Arriaga cioè di un mondo di “fatti” legati gli uni agli altri in un modo o nell’altro e quindi in un certo senso concausantesi che di fatto stringono i personaggi e li condizionano.
Però come sempre alla fine della fiera, andando a stringere davvero da tutto questo intreccio, da tutti i riferimenti e da tutta l’indubbia abilità non emergono personaggi interessanti nè tantomeno situazioni clamorose, bensì figure umane poste di fronte a scelte già raccontate dal cinema che non sono affrontate in maniera nè particolarmente empatica nè particolarmente efficace.
Anche Burning Plain è in fondo solamente un gran bel girare in tondo.

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