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Bolt, la recensione in anteprima

Scritto il 18 novembre 2008 @ 17:49 da Gabriele Niola in

Il nuovo lungometraggio d’animazione della Disney è un balzo indietro nell’evoluzione del genere e riporta l’animazione ad almeno 20 anni fa

Bolt Poster USA 2Regia: Chris Williams
Cast: Miley Ray Cyrus, John Travolta, Nick Swardson, Malcom John McDowell, Diedrich Bader, Chloe Grace Moretz, Greg Germann, Ronn Moss
Durata: 82 minuti
Anno: 2008

La Disney fa la Disney, questo l’abbiamo capito e Bolt conferma la tendenza.
Il nuovo film in CG di quelli che una volta erano i re incontrastati dell’animazione è un prodotto fuori dal tempo al quale non siamo più abituati. Non si tratta dei nuovi cartoni in CG in cui i genitori ridono con i figli e gli adolescenti ridono per conto loro ma uno di quelli vecchi stampo in cui i genitori ridono per l’innocenza del mondo che viene proposto ai loro bambini e che gli adolescenti disertano.

Lo spunto di partenza del cane attore che anche nella vita vera crede di avere i poteri che il suo personaggio ha nella serie infatti si esaurisce subito e il film rientra sui binari più classici del racconto di formazione, un evergreen riproposto in più fogge e più forme dalla Disney nel corso dei decenni.
Bolt è in sostanza la fiera del già visto e soprattutto della messa in scena superata, per quanto ben realizzato e abbastanza divertente il flim vive solo sul vecchio principio disneyano del divertimento nell’antropomorfizzazione delle bestie, mentre i cartoni moderni a tali bestie antropomorfe danno un’anima.

Tutta l’evoluzione dei cartoni digitali verso contenuti più adulti che possano andare bene ad una pluralità di pubblici viene dunque spazzata via con un colpo solo e se qualcuno si facesse venire dei dubbi al riguardo l’arrivo della classica canzone (cantanta in italiano nella versione italiana) non lascia scampo e ci riporta al 1990.

Viene da chiedersi come dei bambini “nativi Pixar” possano prendere un simile cartone che propone loro contenuti più acquietanti rispetto all’irriverente Dreamworks e meno originali degli innovativi Pixar.
Forse una grande parte non noterà la differenza fino a che c’è da ridere (e obiettivamente ce n’è) ma poi come lo può prendere il “nuovo pubblico dell’animazione”, quello degli adolescenti nella fascia 18-35?

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