“In America quelli di origine italiana dicono sempre di essere per metà italiani. Tutti tranne che me. Io sono tutto italiano. Sono soprattutto siciliano e ho un po’ di napoletano in me”… Così parlò Al Pacino, leggenda del grande schermo che ci ha regalato ore e ore di grandi pellicole, lasciando un segno indelebile nel cinema made in Hollywood. L’attore e regista è arrivato al Festival Internazionale del Film di Roma per ritirare il Marc’Aurelio d’oro alla carriera, assegnatogli per il suo lavoro all’Actor’s Studio, la scuola di recitazione più prestigiosa al mondo.
Per l’occasione Pacino ha incontrato stampa e pubblico, una platea rimasta letteralmente ipnotizzata dai suoi gesti e dalla sua passione per questo mestiere.
Signor Pacino come ci si sente ad essere premiati per questo suo legame con l’Actor’Studio?
Per me è un onore insolito essere premiato per questo mio legame con l’Actors Studio. Non mi è mai capitato di viaggiare per il mondo ed essere onorato per una cosa del genere. E’ una cosa davvero importante… e pensare che un paio di film che ho fatto e che hanno fatto la mia fortuna sono nati proprio all’Actor’s Studio. Essere premiati è una cosa molto importante per un attore. Gli Award sono qualcosa di lusinghiero… e sentirsi così per me è una cosa molto pratica… è come se nutrisse le mie capacità!
Ci parli un po’ di questa scuola e della sua particolarità…
Posso dire che significa tantissimo per molti attori nel mondo del cinema. L’Actor’s Studio è totalmente libero. Ci si accede tramite un provino libero e se siete accettati si diventa membri per la vita. Personalmente mi ha dato grandi opportunità e, come vedete, grazie all’Actor’s Studio oggi sono molto felice di essere qui a Roma, La Mecca del cinema italiano. Vorrei restare di più!
Ci parli della sua passione per la recitazione, ancora oggi…
Fare l’attore continua sempre a ispirarmi. Si tratta proprio di tirare fuori il proprio inconscio e di farti guidare da lui. Finché ci sarà la possibilità di esprimersi attraverso il cinema, io rimarrò sempre emozionato. Più persone coinvolte in quest’arte vuol dire più opportunità e magari sempre più film notevoli. Sono pazzo di cinema, non mi ritengo un regista. Mi considero un attore e adoro fare i film. Forse a volte ne faccio pure troppi…
Però lei ha anche diretto. E prossimamente vedremo il suo terzo film da regista, basato su Salomé di Oscar Wilde…
Sono tre anni che ci lavoro. S’intitola Salomaybe? ed è un progetto venuto fuori dal desiderio di esprimere quello che dice Oscar Wilde nella sua omonima pièce. L’ho visto per la prima volta a teatro tanti anni fa… e non sapevo nemmeno che si trattasse di Wilde! Mi ha letteralmente rapito. Spero che il prossimo anno sarà pronto e spero di portarlo proprio qui, al Festival di Roma.
Salomé è puro teatro. Lei è un attore di teatro e ha sempre detto che il palcoscenico è il suo vero grande amore…
Io vedo il teatro come una vera famiglia. Amo proprio tutto del teatro, i suoni, il pubblico e tutta la troupe. Bisogna abituarsi a portare in scena lo stesso show, cinque o sei volte a settimana. E ti può capitare perfino di ritrovarti in due spettacoli alla volta. Un momento sono Amleto e poi eccomi in un altro ruolo sempre in un play di Shakespeare… è incredibile!
Cosa c’è dunque che ama di meno nel cinema?
Forse non mi stanno bene i tempi del cinema americano. So che a dire questo non farò la felicità dei produttori, ma lavorare 14 ore al giorno non-stop non è una bella cosa. Vorrei che si facesse come in Francia: dalle 11 alle 19.
C’è un qualche attore scomparso che avrebbe voluto ritrovare al suo fianco al cinema?
Mi sarebbe piaciuto vedere cosa avrebbe fatto James Dean se fosse ancora qui oggi. Aveva delle capacità straordinarie!
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Incontrarlo questa volta è stato molto più emozionante della volta in cui è venuto insieme a De NIro a presentare Sfida senza regole… forse in quell’occasione i due attori sapevano di non aver fatto un capolavoro…
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