Kung Fu Panda, la recensione in anteprima

Scritto il 27 agosto 2008 @ 16:02 da Gabriele Niola in

La Dreamworks entra nel mondo dei grandi e finalmente confeziona un film che prima di tutto è una storia ben raccontata e poi è veramente divertente

Kung Fu Panda Poster Italia 02Regia: Mark Osborne, John Stevenson
Durata: 95 minuti
Anno: 2008

La trama di Kung Fu Panda la si può prevedere già dalla locandina: storia tutta americana del successo di un simpatico ma panzuto eroe in una disciplina, le arti marziali, che dovrebbe essergli preclusa a causa della sua inadeguatezza fisica. Storia del riscatto di una vita di sogni e desideri maturati che non mancherà di insegnare che non è l’abito a fare il monaco.

Si tratta dell’impianto classico del lungometraggio d’animazione all’americana e in un certo senso anche l’impianto classico di molta parte del cinema hollywoodiano, ma mai come nel caso di Kung Fu Panda l’originalità della trama conta poco, perchè è ben raccontato e prima di tutto è molto divertente e in maniera spesso anche intelligente. C’è umorismo verbale, gag slapstick, qualche ammiccamento e per fortuna nessun autocompiacimento citazionista.

Ma più che altro finalmente la Dreamworks si libera dell’esigenza di “parodiare” e si decide a “fare”. Kung Fu Panda non è una parodia dei film di arti marziali ma un vero film di arti marziali comico, e c’è una bella differenza. Anzitutto perchè fare una parodia fatta bene è molto difficile e poi perchè fare un film di arti marziali moderno e comico è nettamente più interessante.

Non ci sono quindi citazioni da Bruce Lee, non ci sono modernismi anacronistici nè tantomeno triti luoghi comuni sul kung fu ma solamente lo svolgimento tipico dei film di arti marziali (tutto stretto nella tensione tra allenamento e le varie sfide).

In più c’è attenzione alle scene, alle coreografie dei combattimenti, ai colori, agli sfondi, alle geometrie (basti pensare a tutta la fuga dalla prigione di Tai Lung orchestrata su direttrici verticali e sui colori rosso e blu) grazie anche all’innesto di molte professionalità asiatiche. Non è un caso che per la prima volta in un film Dreamworks una gran parte del film sia “bella da vedere”. Il piacere dell’occhio era sempre stato trascurato dallo studio d’animazione e finalmente ha la sua parte.

Ma ancora di più Kung Fu Panda conquista per la sua onesta semplicità, non vuole essere un capolavoro eppure porta sullo schermo qualcosa di veramente curato, da ogni punto di vista, una storia molto ben raccontata che, in linea con l’animazione moderna, ammicca al pubblico adulto (si veda tutta la non risoluta storia relativa al fatto che un panda è figlio di un’anatra).

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