
Regia: Sean Penn
Cast: Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Brian Dierker, Catherine Keener, Vince Vaughn, Kristen Stewart, Hal Holbrook
Durata: 148 minuti
Anno: 2007
Ben venga la lunga attesa che ci ha separato da Sean Penn dietro la macchina da presa, se dopo i lunghi sei anni a partire da La Promessa il regista/attore ci regala questo capolavoro che ha il nome di Into the wild. Due abbondanti ore in cui sullo schermo c’è un timido e non preponderante Emile Hirsch, che ha il pregio di reggere da solo tutta la pellicola, coadiuvato da poco più che “spalle”, ma soprattutto dalla forza della natura e del suo viaggio catartico.
Ci si sarebbe aspettati un lavoro degno di tale nome perché il nome di Sean Penn ha la valenza di un’assicurazione. Si poteva pretendere addirittura di riuscire ad emozionarsi, considerata la caparbietà di aspettare dieci lunghi anni per ottenere i diritti di raccontare la vera storia di Christopher McCandless, trasportando sul grande schermo il romanzo Nelle terre estreme di Jon Krakauer. Le attese sono state confermate. Tutte! E di gran lunga superate…
Una storia che non è mai ridondante, che è sapientemente narrata, con una scelta tecnica, stilistica e visiva di un vivo impatto. Si viene lentamente avvolti come nelle spire di un serpente non velenoso, ma invece di soffocare, si scopre di avere dei polmoni e di essere ancora in grado di respirare.
Montaggi paralleli e discontinui, inquadrature dall’alto, primi piani, panoramiche, soggettive, flashback, dissolvenze e tendine. Sean Penn fa del Cinema. Prendete carta e penna e appuntatevi qualche consiglio elargito senza spocchiosità. Al contrario di tante pellicole fresche di scuola, dove abbondano tutte le tecniche che si sono studiate e imparate, qui il regista parla, comunica, dialoga e respira attraverso la celluloide, è un tutt’uno con proiezione stessa. E la sua visione è a nudo davanti a noi!
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Guarda son d’accordo su tutto tranne che sul considerare gli altri attori semplici spalle! E’ vero che per gran parte del film c’è solo lui e anche quando in compagnia è come se, in parte, fosse sempre solo per quanto è determinato nel suo viaggio… però i personaggi che lo affiancano sono tutti resi in modo magnifico, anche quando hanno pochissimo spazio a disposizione.
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Purtroppo mi tocca dissentire in toto. L’ho trovato, più che un film coeso e “classico”, un delirio del tutto personale e, visto l’afflato sociale che ha sempre dimostrato (New Orleans insegna), quasi in odor di martirio-cristologico. La regia di Penn non “afferra”, né è intenzionata a farlo, il paesaggio americano preoccupata più che altro a ricamare svolazzi su ogni spiazzo di neve, fisica o dell’anima, che gli capiti di incontrare. In quanto ai personaggi, spiace vedere per l’ennesima volta sprecare la più bella e brava attrice della sua generazione (Kristen Stewart, novella Jennifer Connelly).
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concordo con Bradd… film magnifico, 1capolavoro…
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Forse mi sono espresso male, intendevo “mere spalle” perché il loro ruolo è relegato alla “comparsata” ma questo non toglie che sono stati eccellenti nel sostenere i ruoli chiamati a svolgere
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Ma non dire spalle va
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Molto bella la metafora del serpente, rende magnificamente la sensazione che si prova durante tutto il film
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Grazie Puffetta, sono contento ti sia piaciuta
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Bello. Ma troppo!
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