Cloverfield, cinema horror o d’azione?

Scritto il 31 gennaio 2008 @ 13:39 da Gabriele Niola in

“Ciò che non si vede fa ancora più paura” almeno secondo Reeves; ora abbracciare la tesi del regista e parlare di terrore è forse un azzardo, perché di certo la pellicola rientra nel genere…

cloverfield-statua.jpg

“Ciò che non si vede fa ancora più paura” almeno secondo Reeves; ora abbracciare la tesi del regista e parlare di terrore è forse un azzardo, perché di certo la pellicola rientra nel genere azione e non tra gli horror.

“Estrapolo questa frase dalla recensione di Cloverfield di Francesco per dire che non sono daccordo. Lo trovo molto più un horror che un film d’azione. Trovo che tema, personaggi, svolgimento, situazioni e stimoli di tensione siano molto più simili al cinema fantahorror che a quello d’azione (c’è anche un scena prettamente splatter (benchè edulcorata) riguardante una delle protagoniste) e quindi se dobbiamo proprio iscriverlo nella linea evolutiva di un genere questo è il fantahorror di Alien (come poi direttamente citato nella frase riportata).

Personalmente mi sono veramente divertito durante la visione di Cloverfield e, specialmente nel finale a Central Park (arioso e plumbeo, dal vago sapore di showdown finale), ci ho trovato anche una visione interessante delle cose, della storia che fin lì è stata narrata e del cinema per come lo vede Abrams (vera mente dietro il film, anche più del regista).
Si, Cloverfield mi ha soddisfatto, ma no, non credo che cambierà nulla nella storia del cinema. Non lo fece The Blair Witch Project (più audace nel voler tentare qualcosa di diverso) e non lo farà lui, più semplicemente si inserisce in una tendenza più generale e già registrata al maggiore realismo nella fantascienza al pari della prospettiva sociale di La Guerra Dei Mondi.

J.J. Abrams prende uno sceneggiatore e regista televisivo, un cast di sconosciuti, un tema vecchissimo e una visione un po’ più moderna (ma comunque già vista) di cinema e i principi alla base del successo di Lost (fascino, mancanza di informazioni complete, suspense, fantascienza intrisa di una certa illusione di realismo) e confeziona il primo film della sua carriera che funzioni come una serie tv, nutrendosi al 100% di hype scatenato con una magistrale conoscenza dei meccanismi della rete.
Intendiamoci è cinema e non televisione, ma i meccanismi applicati sono quelli delle sue serie, cioè il fatto che si crei un forte clima di interesse e discussione prima e dopo la visione che ne alimenti il godimento e la redditività.

Cinematograficamente parlando poi Cloverfield non è molto originale, passato l’espediente della visione “micro” dei fatti, cioè dall’ottica della gente comune, il film è raccontato con tutti gli stilemi del cinema americano, tutte le forzature di trama tipiche e i risvolti dei personaggi cui Hollywood ci ha abituato.
Nonostante infatti le riprese fatte tutte in digitale e a mano, simulando un vero reportage amatoriale, quella del realismo è solo un’illusione e non solo perchè i fatti raccontati sono incredibili (un mostro che attacca New York) ma soprattutto perchè il loro svolgimento non è più reale di tanti film di Godzilla.
Ma va bene! Nel senso che alla fine Cloverfield con la sua illusione di realtà regala tantissimo intrattenimento e mille spunti di suspense ed emozione agli amanti del genere. Al pari di Marvels (per chi l’ha letto) Cloverfield è un punto di vista diverso su un sistema narrativo che conosciamo molto bene. E proprio per questo funziona.

Contenuto interessante? Consiglialo!

3 commenti su “Cloverfield, cinema horror o d’azione?”

Feed dei commenti di questo post

  • Francesco scrive:

    E vabbè la vediamo in modo differente. Cmq bell’analisi, ma non riesco a farlo rientrare nell’horroro, quasi quasi cambio bandierta e mi schiero per il thriller :-P

    Segnala

  • Come mai preferisci addirittura thriller ad horror?
    In fondo a parte la presenza di un mostro, ci sono anche i giovani amori (altro grande classico), c’è l’elemento sanguinolento, ci sono gli inseguimenti al buio e c’è il terrore…

    Segnala

  • Francesco scrive:

    Ciao Gabriele, tutto quello che dici è sacrosanto, però credo sia un mio blocco mentale non riuscire a collocarlo in quel genere. Forse un rifiuto a priori, nonostante le caratteristiche siano più che evidenti. A volergli fare un torto lo si poteva inserire in una programmazione grindhouse, ma è un film troppo bencostruito e congeniato per rientrare nel genere exploitation

    Segnala

Commenti

Nei blog del network di Screenweek.it i commenti sono aperti a chiunque desideri contribuire alla discussione. La redazione dei blog si riserva di rimuovere senza alcun preavviso e a suo insindacabile giudizio i commenti che siano illeciti, diffamatori e/o calunniosi, volgari, lesivi della privacy altrui, razzisti, classisti o comunque reprensibili e che contengano promozioni, pubblicità o dati personali. Saranno altresì moderati i commenti "off-topic", non correlati all’argomento principale del post, o comunque provocatori e tali da disturbare la discussione senza aggiungere nulla al dibattito in corso. Per maggiori informazioni leggi la Policy di Moderazione Commenti.

Consigli per lo shopping su Amazon